20 giorni in Giappone

7gg - Ci trasferiamo ad Osaka con la sua magnifica confusione

Osaka di notte
Stamattina non abbiamo la colazione inclusa e quindi ci tocca andare al supermercato per comprare da mangiare.

Senza lo zaino fotografico sulle spalle, in una mano la fotocamera e nell’altra la videocamera viaggio così spedito che mi sembro Goku.
Per comprare da mangiare siamo passati in stazione dove c’è un mega centro Supermercato di alimentari per comprare una colazione costata davvero pochissimo.

Il supermercato è enorme e non sappiamo cosa scegliere, ci vorrebbe una vita per provare tutte le cose che vendono qui ma noi abbiamo solo pochi giorni.
Una bambina piccolissima, segue la mamma senza lamentarsi tra gli scaffali e l’aiuta a fare la spesa. Non chiede mai alla madre di comprarle qualcosa e questa cosa mi stupisce. Da noi vogliono di tutto e cominciano a piangere per averlo.

Per soli 398yen (al cambio 3,3€), ho comprato questo vassoio pieno di riso, sottaceti e pesce, poi ho preso il mio caffellatte preferito e qualche snack mai provato prima.

caffelatte giapponese 50-50
Senza dimenticare di comprare i biscotti più buoni che ci siano, dei piccolissimi frollini al tè verde con le goccie di cioccolato che diventano una vera e propria droga appena aperti.

biscotti al tè verde
Nella sala comune della guesthouse c’era a disposizione un’intera cucina attrezzata dove avevano perfino un olio di oliva italiano.

Tornati alla guesthouse abbiamo fatto colazione e poi litigato con le valige per farci entrare tutti i regali che abbiamo comprato in questi giorni. L’unica tecnica che ha funzionato è stata quella di sedere sulle valige mentre l’altro tirava la cerniera fino a chiuderla completamente.

Dopo aver salutato la gentilissima ragazza della guesthouse ed aver cercato invano di farmi scrivere il nome del tè verde comune che si trova nei ristoranti su un foglio di carta, siamo andati via tra mille sorrisi ed inchini.
Di sicuro avrà pensato che eravamo due matti.

In stazione, avevamo un’ora di tempo prima del nostro treno per Osaka e volevamo lasciare i bagagli negli appositi armadietti per fare un giro. Quando ci siamo accorti che i bagagli anche spingendo non entravano negli armadietti è subito sbucato dal nulla un vecchietto supereroe che ci ha chiesto di seguirlo.
Dopo qualche corridoio ed un paio di rampe di scale mobili mentre ci sorrideva con uno sguardo soddisfatto, ci ha portato in una stanza al piano inferiore dove c’erano dei depositi bagagli più grandi. Credeva che prendendo un armadietto più grande potessimo infilare entrambe le nostre valige e risparmiare almeno 3€.
Non potete immaginare quanto ci è rimasto male quando le due valige non sono riuscite ad entrare nell’armadietto.
Si è scusato mille volte ed è andato via con un’aria di sconfitta ed umiliazione tale che ho cominciato a temere per un suicidio rituale.

Così abbiamo deciso di attendere un’ora in stazione invece di andarcene in giro per negozi di Nara a spendere altri soldi ed accumulare cose che non sappiamo come portarci via.
Calzini per sedie
Potevamo comprare dei magnifici calzini decorati da mettere alle sedie di casa per silenziarle negli spostamenti e renderle più carine ma abbiamo deciso di evitare.

Appena arrivati ad Osaka abbiamo incontrato Noko che ci aspettava alla stazione, in tanti anni non è cambiata per niente, ha sempre quel sorriso dolce che ricordavo e quel modo educato e pacato di parlare e muoversi tipico di alcune donne giapponesi.
Insieme ci ha portato attraverso i corridoi affollati e pieni di negozi della stazione all’appuntamento con Taeko che ci aspettava in auto.

Mentre attraversavamo un grande incrocio sulle strisce pedonali, un’auto bianca si è fermata al centro dell’incrocio con le 4 frecce ed è sbucata Taeko che correndo è venuta ad abbracciarmi. Sembrava la scena di un film.

Non immaginate che gioia ho provato nel poterla riabbracciare dopo tanti anni, da quando per la prima volta venne a trovarmi in Italia. Non importa quanto possano essere lontani gli amici e quanto poco spesso li sentiate, perché l’affetto che provate rimane immutato nel tempo ed appena li incontrate vi rendete conto che non è cambiato niente.

In auto facciamo un salto nel suo appartamento. Sotto il palazzo una pedana girevole fa sì che l’auto possa essere comodamente parcheggiata in un parcheggio automatico a più piani, basta premere dei pulsanti perché le auto vadano su e giù è girino in tondo.

L’appartamento è molto grazioso ed anche se Taeko dice che è piccolo come tutti quelli giapponesi vi assicuro che è più grande del nostro a Roma. Ha due terrazzini pieni di piante ed ovunque ci sono soprammobili provenienti da tutto il mondo.

Dopo esserci rinfrescati un attimo con una bevanda fredda abbiamo organizzato la giornata mentre facevamo quattro chiacchiere in un misto di inglese ed italiano.
Noko ci ha regalato dei ventagli fatti a mano con il nostro nome scritto in giapponese.
Quando si usano i kanji per scrivere il nome ci sono infiniti modi di scriverlo e tutti hanno un significato diverso, per questo ognuno lo scriverà secondo una propria interpretazione rispecchiando una certa assonanza con la pronuncia del nome.

Ci vorrebbero portare in mille posti ma il tempo a disposizione è sempre poco quindi decidiamo di visitare un museo speciale dove hanno ricostruito un vecchio quartiere giapponese ed è possibile passeggiare tra i vicoli indossando i kimono.
E’ strano che un museo simile si trovi in un semplice palazzo cittadino, se fossimo stati da soli forse non l’avremmo trovato cercando un edificio apposito.
Invece in un normale edificio uscendo dall’ascensore al quarto o quinto piano ci si ritrova in un mondo fantastico. In una sala enorme hanno ricostruito due strade cittadine, con tanto di abitazioni e botteghe dell’epoca completamente visitabili.
Prima di cominciare il percorso le nostre amiche ci hanno portato in una sala dove due anziane signore, per 400yen ci hanno lasciato scegliere uno yukata, comprensivo di borsa e scarpe e ci hanno aiutato ad indossarlo.
Potete immaginare quanto ci brillassero gli occhi per la gioia di indossare per la prima volta uno yukata, il kimono estivo, e quanto ci sentissimo emozionati a passeggiare vestiti come dei veri giapponesi per le strade antiche della città, mentre nel cielo ricostruito si passava da giorno a notte con tanto di fulmini e fuochi d’artificio.



E’ stata un’esperienza che difficilmente dimenticherò e che metterò nel cassetto dei ricordi più belli, sopratutto perché vissuta in compagnia di Simona, Taeko e Noko.

Usciti dal museo la priorità è diventata trovare qualcosa da mangiare prima di andare a vedere il castello di Osaka, così abbiamo scelto di fermarci in un piccolo ristorantino cittadino che offriva menù completi a prezzi convenienti.
Ognuno ha scelto qua
Cosa di diverso che nemmeno ricordo ma non dimenticherò facilmente il mio menù sukiyaki. Dopo il ramen probabilmente il sukiyaki è il piatto che preferisco tra quelli giapponesi. Un misto di carne e verdure cotte in una piastra di ghisa direttamente al tavolo, che prima di mangiarle vanno immerse nell’uovo crudo. So che sembrerà strano a chi è abituato alla cucina italiana ma un sapore simile vi assicuro che non l’ho mai provato in nessun piatto del mondo.
Se potessi vorrei vivere di sukiyaki e ramen, essendo disposto anche a rinunciare alla cosa che mi piace di più in Italia, la pizza margherita mangiata nei vicoli di Napoli.
Non ricordo quanto ho pagato per quattro pasti completi ma ricordo solo che sono costati meno di quanto pago a Roma un pranzo completo per una sola persona. Se avessi una casa di proprietà qui, che sono le cose più costose, potrei sopravvivere veramente mangiando sempre fuori casa con pochissimi soldi.


Nel pomeriggio siamo andati a passeggiare nel parco interno alle mura del castello di Osaka.
Nel dojo del castello dei giovani lottatori di karatè e dei praticanti di kendo ci hanno dato una dimostrazione della loro grinta e terminazione, mentre sul tetto, in tutta la sua eleganza una gru se ne stava immobile a guardare oltre le mura il sole che si apprestava a tramontare sulla città.

Il castello esteticamente è molto bello, con la classica architettura medievale giapponese ed i colori verdi, bianchi e grigi con i fregi in oro. Risplende maestoso in un parco costruito tra mura fortificate ed un largo burrone, proprio nel bel mezzo della cittadina. Non abbiamo visitato l’interno del castello perché un po’ era tardi ed un po’ eravamo stanchi, Noko doveva rientrare a Kobe ed abbiamo preferito riaccompagnarla in stazione quanto prima.

Che strano ritrovarsi a girare per le strade di Osaka in macchina con due ragazze giapponesi mentre nello stereo passano a tutto volume le canzoni classiche napoletane, di cui Taeko è appassionata.

Quando lasciamo Noko e successivamente Taeko ci riporta nella zona del nostro albergo, ci sentiamo da subito un po’ soli, non mi basterebbe una vita intera passata con loro, figuriamoci un paio di giornate ogni tanti anni. Ma non posso sempre decidere come, dove e con chi passare la mia vita, così devo farmene una ragione ed andare sempre avanti.

Usciti dall’albergo sulla città è calato il buio profondo della notte ma non per le strade del centro città. A piedi raggiungiamo in una ventina di minuti di cammino la Dotonboridori, una delle strade più famose di Osaka. Qui le insegne luminose dei locali ed i negozi brillano più del sole e le strade invece di svuotarsi si sono riempite di giovani vestiti alla moda.
Ci sono ciglia finte e carnagioni lisce come porcellana ovunque, minigonne improbabili e lunghe gambe chiare infilate in alti tacchi a spillo.
Nessuno di questi ragazzi sembra subire il caldo torrido e l’altissimo tasso di umidità, sono tutti perfettamente tirati a lucido, come se il sudore fosse un concetto che non li riguarda affatto.
E’ la fiera dell’apparire giovanile, la moda esibita in un’immensa sfilata che si dipana lungo tutte le vie più importanti del centro. Qui gli yukata indossati dalle ragazze a Tokyo o nara sono rarissimi e tutti puntano ad una modernità molto più occidentale.
E’ tutto così eccessivo ma allo stesso tempo molto vivo e giovanile, e mi piace. Sembra di essere in una festa di colori e voci in cui è esplosa la vita.

I negozi lungo la strada principale hanno insegne giganti ed animate, enormi polipi che muovono i tentacoli, mucche volanti, mega ravioli gyoza e draghi animati che pubblicizzano catene di ramen. E’ tutto molto invitante ma voglio puntare su qualcosa di insolito che difficilmente potrò mangiare l’intenso dal Giappone, il Fugu.
Il Fugu è il pesce palla, un pesce che ha un fegato talmente tossico che può essere letale se non cucinato da mani esperte.
Molti hanno paura di mangiarlo per questo motivo ma io no, perché i cuochi di questi ristoranti hanno un’esperienza decennale nel cucinarlo e se sono ancora aperti dopo tanti anni, vuol dire che non hanno mai avvelenato nessuno.
Così entriamo in un posto che ha come insegna una pila di pesci palla gonfiati ed ordiniamo shabu shabu di Fugu, tempura di Fugu e sashimi di Fugu, qualche birra e delle verdure da bollire nello shabu shabu.
Anche Simona sembrava un po’ preoccupata ma poi si è lasciata convincere e l’ha mangiato con me. Peccato abbia fatto un casino con la telecamera lasciandola accesa quando non serviva e riprendendo con la camera in pausa così ora non abbiamo molto da mostrarvi della serata.
Posso dirvi però che il Fugu non è questa grande meraviglia, se in sashimi risulta delicato e prende il sapore della salsa di soia, quello fritto e quello bollito sono un po’ duri ed insapore, il costo non proprio economico poi, lo rendono qualcosa a cui potreste anche decidere di rinunciare. Chiaramente io l’ho provato per la mia mania di provare qualsiasi cosa prima di giudicarla anche quelle cose che possono sembrare più strane, io voglio provarle almeno una volta nella vita prima di decidere se vale o meno la pena di mangiarle.

Dopo cena continua la nostra passeggiata per le strade affollate, una strada parallela alla principale costeggia un canale ed è adornata da migliaia di lanterne accese, è molto romantica e non resistiamo, scendiamo a passeggiare tra le lanterne ed il fiume.


Per la stanchezza di una giornata passata a camminare ci sediamo su una panchina circolare osservando la gente, un ragazzo ci passa vicino e lascia cadere un pacchetto di sigarette per terra.
Io ho capito il gesto ma Simona no, così lo chiama e gli fa segno di aver perso il pacchetto di sigarette ma lui la guarda con disprezzo e rabbia e va via senza battere ciglio. Così Simona raccoglie il pacchetto e capisce finalmente che si tratta di un pacchetto vuoto che il tipo aveva gettato per terra volontariamente. Abituata all’estremo senso civico dei giapponesi non poteva credere che ci fosse qualcuno capace di comportarsi male, invece qui ad Osaka le cose sono un tantino diverse, la gente si comporta in maniera più simile agli italiani, anche se non è la norma potrà capitarvi di trovare persone che fanno queste cose o che sbirciano nei cestini delle bici per prendersi oggetti non custoditi.

E’ difficile qui ad Osaka incontrare i classici impiegati con i colletti bianchi, le scarpe laccate e la borsa di pelle nera, o si vestono diversamente oppure la sera si cambiano tutti prima di uscire a ber con amici e colleghi.
Ad ogni incrocio ci sono nuove gallerie piene di luci e negozi, moltissime persone camminano per strada e le insegne luminose sono ovunque, nonostante siano le 22:30 di un imprecisato giorno di agosto.

Lungo il canale una ragazza prepara i takoyaki nella griglia, io la riprendo da lontano, appena si accorge di me mi sorride e comincia a girarli nella piastra con una maestria incredibile.
Per colmare un languorino lasciato dal fugu ma anche per ricambiare il suo sorriso e la disponibilità decidiamo di comprarne un po’ e fermarci a mangiarli.

Dopo questo tardo spuntino ci infiliamo in un enorme supermercato, sempre aperto dove vendono di tutto. La sezione alimentare è infinita e potremmo passare delle ore a guardare ogni singolo snack o alimento che da noi non esiste. Per fortuna che non siamo golosi di snack, biscotti e cioccolata altrimenti potrebbe finire male, ce la caviamo invece solo con qualche bustina di tè Ocha istantaneo, degli snack salati e dei biscotti al te verde e cioccolato.
La curiosità ci spinge a visitare tutti i piani del supermercato, passiamo più di un’ora a guardare di tutto. I vestiti cosplay da marinaretta e da studente giapponese per Simona sono tutti un po’ troppo piccoli di seno, qui non è contemplata l’abbondanza mediterranea così passiamo alla zona gadget vari.
Ci sono delle palle con sopra un dito il cui utilizzo mi sfugge, maschere notturne per eliminare il doppio mento, cerotti per allargare gli occhi, una marea di ciglia finte e cose che non immaginavo potessero esistere.
Per fortuna ad un certo punto ci rendiamo conto che è il caso di rinunciare a vedere tutto e decidiamo di incamminarci lentamente verso l’hotel.

Osservando più attentamente intanto ragazzi che invadono le strade, noto che ci sono molte ragazzine vestite in maniera iper provocante, per non dire da prostituta che se ne stanno in disparte, controllate a distanza da qualche ragazzo vestito in maniera più formale.
Quando passa un anziano signore o un impiegato di mezza età queste si avvicinano e lo seguono sussurrandogli qualcosa all’orecchio.
L’impressione da straniero ignorante in materia è che si tratti di baby prostitute pronte a vendersi per permettersi una vita da studentessa più agiata ma non posso esserne certo.
La cosa impressionante è che però a volerci fare caso, ne sono veramente tantissime, ad ogni angolo di strada senza nemmeno nascondersi, se ne stanno in bella vista tra la folla ad abbordare ogni passante di sesso maschile appetibile.
Dovrò chiedere a qualcuno di spiegarmi questo fenomeno che mi incuriosisce molto, in un paese dove tutto sembra troppo perfetto per essere vero, può la prostituzione essere venduta come se fosse una cosa normale tra la gente?

Quando ad una certa ora della notte abbiamo deciso di rientrare in albergo, dopo aver camminato senza metà in svariate direzioni e senza mai segnarsi la posizione sulla cartina, ho chiesto a Simona di passarmela per cercare la nostra posizione ma Simona, non l’aveva più con se, l’aveva persa.
Cosi ho cercato di consultare la mappa sul mio cellulare, ma si è spento per esaurimento della carica. A quel punto guardo Simona un po’ perplesso e le chiedo di prestarmi il suo cellulare per trovare l’albergo ma anche il suo era messo male ed aveva una carica residua di appena 8%.
Ho cercato di controllare la mappa ma né io né Simona ricordavamo l’indirizzo dell’albergo e nemmeno il nome preciso.
Ormai nel panico per l’imminente spegnimento della nostra ultima fonte tecnologica ho fatto di tutto per risalire al nome dell’albergo e trovare il suo indirizzo.
Quando finalmente l’ho trovato, la carica della batteria mostrava con decisione ed impertinenza il valore 2%. C’era poco tempo e dovevamo segnarci quel nome e quell’indirizzo ma né io né Simona avevamo un foglio di carta o una penna.
Ormai si affacciava nella mente l’idea di dover vagare tutta la notte per le strade di Osaka in cerca dell’albergo, fino al mattino seguente quando le strade si sarebbero ripopolare di gente e qualcuno avrebbe aiutato questi due stupidi turisti dispersi a ritrovare la strada di casa.

Poi un lampo di genio ha attraversato la mia mente confusa, do il cellulare in mano Simona dicendole di tenerlo fermo e con la macchina fotografica faccio una foto del nome ed indirizzo dell’albergo. Così abbiamo una speranza di poterlo ritrovare piuttosto che girare alla cieca per strade sconosciute.

Con l’ultimo sforzo della batteria, provo a memorizzare una mappa mnemonica che ci porta dal punto in cui siamo fino all’albergo, contando gli incroci e quante volte dobbiamo girare a destra e poi sinistra per ritrovare l’albergo.
Seguendo gli appunti della mente camminiamo e camminiamo, contiamo le traverse, giriamo e rigiriamo ma l’albergo non c’è. C’è solo una strada buia e silenziosa, il cellulare è morto definitivamente ed in giro non c’è un’anima.
Nella zona dell’albergo si sono spente ormai tutte le luci delle insegne, i palazzi, i piccoli parcheggi cittadini e gli incroci ed sembrano tutti uguali.
Ormai stanchi e disperati vaghiamo nei dintorni in cerca di una speranza quando improvvisamente in lontananza vedo una lucina accesa, ci avviciniamo e troviamo un ristorante con la serranda abbassata a metà. Dentro ci sono 3 ragazzi che stanno chiacchierando mentre finiscono di prendere le ultime cose per chiudere il locale.
Mi infilo sotto la serranda ed il ragazzo un po’ categorico mi fa capire che è chiuso, allora provo ad insistere ma mi ribadisce il concetto in più lingue, poi si accorge per fortuna che non ho intenzione di sedermi e mangiare qualcosa ma la mia faccia disperata è in cerca solo di un aiuto, allora immediatamente cambia espressione e si trasforma nel supereroe giapponese pronto a tutto per aiutare il turista.
Gli mostro l’albergo sulla macchina fotografica e rimane perplesso, né lui né gli amici pare lo conoscano, così dopo aver scavato per qualche minuto nei meandri della sua testa gli viene l’idea geniale di prendere uno smartphone. Con quello strumento tecnologico e potente, capisce dove si trova l’albergo e prova a spiegarcelo ma quando vede le nostre facce perplesse esce dal negozio e ci accompagna per un bel po’ di strada indicandoci poi ad un certo punto con dei gesti delle mani dove andare.
Con l’intervento del supergiapponese riusciamo finalmente a trovare il nostro albergo in una strada che non ci sembra affatto familiare, abbiamo come l’impressione che qualcuno abbia spostato l’albergo per renderci la serata più avventurosa.

Quando distrutti premiamo il tasto dell’ascensore per portarci al piano, le porte si chiudono ma l’ascensore non si muove, restiamo così con il fiato sospeso pronti ad affrontare una nuova avvincente avventura, bloccati in ascensore in un albergo di Osaka, poi per miracolo si riaprono le porte e facciamo il nostro secondo tentativo che ci porta al piano desiderato.

Ormai è notte fonda, sono le 2:24 e Simona già ronfa nel letto, sarebbe il caso che anche io andassi a dormire ma ho centinaia di video da montare, foto da sistemare, questo diario di viaggio da scrivere e poco tempo a disposizione.
Per domani volevamo starcene a zonzo per Osaka senza una metà ma poi abbiamo optato per una rilassante visita al famoso castello Himeji, così ci toccherà alzarci presto, mentre su un treno e raggiungere la cittadina di Himeji che si trova a 31 minuti da qui.