20 giorni in Giappone

5gg – Ultimo giorno a Tokyo

Akihabara le maid ed i noodles

Un incrocio di Akihabara con i suoi palazzi colorati
Domani dobbiamo andar via da Tokyo e da questo albergo a cui ormai sono affezionato, in realtà è tutto il quartiere ad avermi conquistato, con il suo essere affollato ma allo stesso tempo tranquillo e riservato, sembra un buon posto in cui abitare.


E’ davvero singolare il modo che hanno di salutarci al mattino gli addetti alla colazione, continuano a ripetere con una lenta cantilena ohayou gozaimasu quasi come se fosse una frase d’obbligo e senza alcun significato. Devono averlo fatto talmente di quelle volte che ormai per loro è solo una cortesia imposta dal ruolo che stanno recitando. Provo a ripassare più volte davanti la stessa persona e viene confermata la mia ipotesi, nonostante sia l’unico straniero e sia ben riconoscibile tra i clienti, mi sento di nuovo dire ohayou gozaimasu come se fossi passato di li per la prima volta. Ho perfino il dubbio che mi stiano prendendo in giro.

Non abbiamo particolari programmi per oggi, vogliamo solo fare un giro in qualche quartiere di Tokyo, mangiare qualcosa di buono, fare un salto ai giardini del palazzo reale e girare un senza una metà precisa dove ci porterà il caso e le infinite possibilità del nostro Japan Rail Pass.

Prima di uscire avrò perso almeno un ora cercando di sistemare questa sezione dei diari di viaggio sul sito, che improvvisamente sembrava impazzita, mostrando pagine a caso del sito.

Appena mettiamo piede fuori dall’albergo mi accorgo che finalmente c’è un bel sole, questo non dovrebbe rendermi felice dato che siamo in pieno agosto ma quella cappa di umidità degli altri giorni, sembra essersi asciugata sotto i raggi caldi di un sol levante giapponese.
Peccato non aver trovato ancora un cappellino carino da comprare per evitare un insolazione, gli unici berretti che hanno non hanno niente di giapponese e ricordano troppo quelli americani.

La nostra prima tappa è akihabara, il quartiere degli anime, i manga, l’elettronica e le maid, ci arriviamo con la solita linea yamanote della metropolitana che è inclusa nel nostro pass.

Il quartiere ci appare subito molto dinamico e colorato, con i suoi palazzoni pieni di insegne e cartelloni pubblicitari.
Entriamo nel più colorato dei negozi che dagli oggetti esposti all’esterno sembra un negozio di modellismo ma una volta dentro ci rendiamo conto di essere in un mondo un po’ diverso da quello del modellismo.

Gli argomenti che sto per trattare nei paragrafi successivi contengono riferimenti espliciti a gadget sessuali e potrebbero infastidire qualcuno un po’ pudico o troppo giovane, se volete, saltate oltre la sezione cliccando qui.

UNSAFE ZONE START

La prima cosa che notiamo girando per il negozio sono una serie infinita di vestiti cosplay, tutti nello stile marinaretta, divisa da college e maid. Le maid sono le ragazze vestite da cameriera che nel quartiere sono una vera attrazione per ragazzi e turisti.
Poi la mia attenzione si volge ad una serie interminabile di slip da donna con disegni vari imbustate in colorate confezioni con disegnate
sopra personaggi femminili di manga.
Ci vuole Simona a farmi capire di che si tratta perché io proprio brancolavo nel buio, sono tutte le riproduzioni degli slip usati nei manga e gli anime giapponesi.

Questo primo livello è tutto un susseguirsi di vestitini sexy, abiti da maid e buffi gadget tecnologici come farfalle finte che volano nei barattoli, pinguini e polipi che se immersi in acqua volano, ufo elettronici rotanti e tante altre stranezze tra cui una teca tonda con degli strani esseri marini che vagano senza nessun senso logico. Io che li sto riprendendo alla grande mi accorgo solo dopo un po’ del cartello no foto e con fare indifferente mi guardo intorno per capire se sono o meno osservato e metto via la telecamera.

Saliamo al piano superiore e le cose cambiano decisamente, intanto da qui in poi l’accesso è vietato minori e gli articoli Esposti non sono più così innocenti.
Sul primo scaffale che ci troviamo davanti non possiamo fare a meno di notare una schiera di vibratori multipunta e peni di gomma in varie misure. Sembra la bacheca dei trofei di uno sportivo ma al posto delle coppe ci sono membri maschili o tutto quello che può svolgere simili funzioni.

Sullo scaffale successivo c’è la più grande collezione di preservativi che abbia mai visto. Potete trovarne di qualsiasi gusto e colore, in taglie e materiali differenti.

Non mancano poi tutti i tipo di gel lubrificanti, quelli eccitanti e le creme commestibili.
Una sezione è dedicata poi a mini vibratori telecomandati, di quelli da infilare nelle parti intime ed azionare con telecomando con e senza fili.
Alcuni di questi oggettini vengono anche venduti come lacci per cellulari.

Decidiamo di andare oltre e salire al secondo piano.
Questo piano sembra decisamente dedicato al genere maschile, predominano infatti i gadget simulatori di vagine.
Ci sono quelle manuali e quelle elettroniche, vibranti, riscaldate e pure con movimento interno.
Oltre alle vagine c’è anche una ricca collezione di bambole in gomma per scopi sessuali, per finire con le classiche bambole gonfiabili.

Dal terzo piano in poi è vietato l’accesso alle donne, mi spingo quindi da solo in questo mondo segreto aspettandomi chissà quali altre cose stravaganti ed invece trovo bambole in gomma e parti di corpo umano in vari materiali asettici. Se vi serve comprare un sedere con i senza gambe attaccate, se volete un busto di donna o uomo, se ci serve comprare una testa o un torace ma anche se ci accontentate di un braccio, questi due piani fanno per voi.
C’è inoltre un vasto assortimento di maschere soffocanti con volti disegnati, bambole di stoffa, divaricatori per le parti intime, pompette per ingrandimento del pene con tanto di monitor che trasmette le istruzioni per utilizzare i gadget.
Infine, in un espositore noto qualcosa che di cui avevo sentito parlare solo nelle leggende giapponesi. In confezioni ermetiche con tanto di foto in primo piano della ragazza proprietaria ci sono le mutandine usate.
Il quinto piano è chiuso al pubblico e la mia fantasia si perde tra stanze segrete dove accadono cose indescrivibili per clienti speciali e soprattutto giapponesi.

Prima di uscire dal negozio scendiamo a curiosare al piano sotterraneo, è dedicato al sadomasochismo e non c’è niente di particolarmente interessane a parte qualche maschera di latex, dildi, fruste varie, palle per immobilizzare la bocca ed altri gadget vari.
Sembra un piano un po’ trascurato dove nessun visitatore tranne noi è passato di recente.

Una cosa che mi lascia perplesso è trovare anche qui il cartello che avvisa i clienti che se sono vestiti in kimono hanno diritto ad uno sconto del 10% sui prodotti acquistati. Non riesco ad immaginare una ragazza che entra qui dentro vestita in kimono per acquistare un fallo di gomma o un gadget sessuale.

UNSAFE ZONE END


Dopo il sexy shop semi-mascherato ci facciamo attrarre dagli infiniti colori di una sala giochi enorme.
Il piano terra è un infinita distesa di ufo catcher, quelle macchinette elettroniche piene di pupazzi pelosi o giocattoli, che da noi chiamiamo pesca elettronica.
Cominciamo così, per curiosità ad inserire monetine facendoci risucchiare in vortice vizioso che ci spinge a continuare in quella pratica poco remunerativa nonostante non riusciamo a vincere assolutamente niente.
Così decidiamo che è il caso di girare un video per i pescatori anonimi e proprio mentre le telecamere riprendono il nostro rassegnato tentativo, ecco che avviene il miracolo, la monetino scorre nella fessura, il braccio si muove a sinistra poi scende giù e come per magia sposta il pupazzo del doraemon quel tanto che basta per farlo cadere nella vaschetta di ritiro premi.
Così in diretta video, quel pupazzo peloso e simpatico diventa il nostro nuovo trofeo e ci permette di gioire per aver vinto la sfida tra l’uomo e la macchina.

Stupiti dalla vincita inaspettata decidiamo che è il momento di smettere, d’altronde non c’è momento migliore per abbandonare un gioco se non dopo una vittoria, così ci spostiamo ai piani superiori.

Ogni piano è una sorpresa ed i videogiochi cambiano sempre tipologia. Al piano superiore troviamo una sezione di videogiochi da utilizzare con le carte, sono un integrazione di un videogame con un tavolo da gioco dove il videogiocatore può poggiare le proprie carte e vederle animate nel gioco. Chiaramente chi dispone di più carte è avvantaggiato e può sperare di battere l’avversario elettronico.
Questi tipi di videogiochi spaziano da quelli sul calcio dove ogni card rappresenta un calciatore famoso con le sue speciali abilità a quelli stile Magic the gathering o Yu-Gi-Oh oh. Ci sono perfino alcuni giochi in cui si può comandare un esercito di samurai e partire alla conquista delle roccaforti medievali giapponesi ma tutto è troppo difficile per due stranieri che non capiscono un kanji e che non sono dotati di carte personali, così passiamo ad un piano differente.

In apposite cabine di pilotaggio, sparse in tutto il piano è possibile entrare nei panni di un pilota di robot e partecipare ad una guerra in diverse zone del Giappone. Le cabine sono collegate tra loro e quindi volendo si può partecipare ad una vera guerra di robot multiplayer insieme ai propri amici. Simona però non sembra interessata così le affido la videocamera ed entro in una cabina di pilotaggio.
Dopo aver inserito una serie infinita di monete ed aver perso 10 minuti girando tra le varie opzioni del videogioco tutte scritte rigorosamente in giapponese, come per magia appare un addetto che mi aiuta ad avviare una partita che altrimenti non sarebbe mai cominciata.
Seguo il tutorial con attenzione e mi immergo nella battaglia, ho due cloche, una serie di tasti per le armi, due pedali e qualche levetta, tutte cose che di cui non so l’utilizzo ma poi penso ad Acatarus che con due cloche riusciva a far combattere Goldrake e così smetto di preoccuparmi e comincio a muovere tutto un po’ a casaccio.
Ci vuole un po’ ad ambientarmi ma poi capisco come muovere quel robot e comincio a suonargliele di santa ragione agli altri non facendo troppa distinzione tra amici e nemici, tanto che ad un certo punto si arrabbiano e mi annientano definitivamente.
Soddisfatto lascio la cabina di pilotaggio e faccio un conto di quanto mi è costata la partita, avrò giocato 15-20 minuti pagando l’equivalente dei nostri 4€, una cifra ragionevole visto la tecnologia avuta per le mani.

Quando controllo la ripresa video fatta da Simona mi accorgo che ha ripreso solo porzioni di pavimento e tetto della sala giochi e non c’è quasi traccia dell’epica battaglia dei robot appena combattuta così un po’ rassegnato decido di non ucciderla subito ma di farlo appena sarò fuori dalla sala giochi.

E’ da un po’ che giriamo in questa immensa sala giochi e mi accorgo che Simona, che non vuole giocare a nessun videogioco, si sta annoiando, così abbandoniamo il mondo dei videogame per immergerci di nuovo nella strada.


Dopo l’esperienza multimediale ci lasciamo tentare da uno di quei negozi con le teche di plastica dove i Giapponesi mettono in vendita le loro cose usate o nuove. Ognuno può affittare un cubo di vetro e mettere in vendita i propri oggetti personali decidendo di cambiare il prezzo o la disposizione degli oggetti nella teca.
Principalmente in queste teche ci sono oggetti di piccole dimensioni e per la maggior parte modellini in resina ispirati ai manga e gli anime.
E’ il regno delle action figure a prezzi decisamente convenienti e molte persone ci passando delle ore in cerca del loro nuovo pezzo da collezione.
Tra le molte persone ci siamo anche noi che ci lasciamo catturare da ogni statuetta o gadget presente, ispezionando per qualche ora tutti i cubi e comprando una serie infinita di oggetti che ricordano la nostra infanzia. Perdo facilmente il conto delle cose che ho preso tanto che alla fine mi tocca pagare con la carta di credito una cifra che per decenza non voglio rivelare.
Il pezzo più bello è un action figures di Majunior, il cattivo della prima serie di Dragonball che sarà il pezzo forte della mia collezione casalinga, peccato che pesi e dovrò portarmelo dietro per tutto il viaggio.
Maid al telefono
Le strade di akihabara sono coloratissime e piene di gente stravagante ma di sicuro le più particolari ed affascinanti sono le maid, questo esercito di ragazze vestite da cameriera che sono presenti in ogni strada del quartiere. Tutte hanno la stessa missione, adescare i passanti e portarli nei Maid caffè per i quali lavorano.
La caratteristica delle maid oltre al fatto di essere giovani, belle e vestite in modo stravagante è quella di trattare i clienti come se fossero dei veri e propri padroni, quindi le sentirete fare complimenti e rivolgersi a voi con tono reverenziale e sottomesso.
In un certo senso possiamo immaginare che siano la versione moderna delle geishe ma in realtà padroneggiano solo l’arte della cortesia e sono capaci di esibirsi in balletti di gruppo. Non vi aspettate assolutamente che le loro cortesie possano portare a qualcosa che vada oltre una semplice conversazione, perché non sono certo locali del piacere ma semplici ragazzine che fanno le cameriere in un café e servono dolci e piatti cucinati non troppo eccezionali.
Purtroppo in alcuni casi se volete delle foto ricordo con le maid dovrete pagare un piccolo extra, consideratelo al pari di una nostra mancia, un usanza che non esiste in Giappone dove può addirittura risultare scortese.

Questo esercito di maid lungo le strade possono sembrare ragazze estroverse dato la loro insistenza nel catturare i clienti ma quando tentate di fotografarle o riprenderle si girano subito dall’altra parte o si coprono il viso per non farsi riprendere.

Passeggiando per le strade notiamo un cartellone pubblicitario con un enorme piatto di noodles, la scritta sotto recita “il campione mondiale dei noodles”, bastano quella scritta, la fame che non ci abbandona mai da quando abbiamo messo piede in Giappone e l’odore dei cibi che si diffonde per le strade a convincerci a fare una sosta per un assaggio.

Il locale è piccolo e dispone solo di un bancone per i clienti, si mangia mentre i cuochi dietro il bancone preparano le pietanze. Quasi tutti i ristoranti di ramen ed altri cibi veloci sono così, non hanno quasi mai dei tavolini con le sedie.
Ci sediamo proprio vicino alla porta poggiando tutte le nostre nell’apposito spazio sotto il bancone, tanto nessuno le toccherà.
Per ordinare si usa la solita macchinetta automatica all’ingresso, dove infiliamo i soldi e scegliamo i cibi che ci interessano, chiaramente è scritto in giapponese con qualche parola in inglese, presi dal panico facciamo un ordinazione della quale non siamo del tutto sicuri, fese nella mia porzione di noodles ho aggiunto una doppia dose di pasta ma non potrò esserne sicuro fino a quando non me la daranno.
Noodles piccanti ad Akihabara
Il campione dei noodles di Akihabara
I cuochi si muovono veloci tra vapori, pentole e scodelle ed in poco tempo ci servono i nostri noodles, in foto non hanno un aspetto eccezionale ma sono davvero qualcosa di unico, i miei con la carne tritata piccante al sapore di sesamo e quelli di Simona più delicati con un retrogusto di burro.
Il nostro vicino di bancone mangia una zuppa calda e fumante e suda come un maiale, asciugandosi il sudore con tutti i cleenex del locale, di fianco alla sua zuppa ha accumulato una montagna di fazzoletti sudati che continua ad accatastare.
Lasciamo un messaggio sulla parete bianca del locale, come fanno tutti gli altri commensali e prima di andar via facciamo un salto nell’unico bagno unisex presente nel locale.
Nonostante nel locale si siano alternate decine e decine di clienti, la pulizia del bagno è incredibile, oserei dire estrema tanto che faccio una foto del water per mostrarla a Simona e le mi mostra la stessa foto che ha scattato dal suo.
Bagno pubblico di Akihabara

Probabilmente la civiltà di un popolo si può misurare dalle condizioni in cui lasciano i gabinetti, ed i giapponesi sono sicuramente tra i più civili che abbia mai conosciuto. Paghiamo una cifra irrisoria e continuiamo la nostra passeggiata pomeridiana.

Per puro caso ci ritroviamo in un evento dedicato al lancio della nuova serie del manga di Ken di Hokuto, ci infiliamo tra la folla curiosi e ci riempiono di gadget mentre su un palco si stanno esibendo dei ballerini vestiti a tema con il manga. Prima di uscire ci danno un questionario da compilare, è tutto in giapponese e non capiamo una parola, Simona lo compila a caso e lo consegna, io invece mi vergogno a mettere risposte a caso quindi decido di defilarmi da un uscita laterale.

Un altro paio di negozi con le vetrine dell’usato catturano la nostra attenzione ed il mio portafoglio.
Poi entriamo in un negozio di giocattoli usati per collezionisti, qui si possono trovare i robot di tutte le serie mai esistite in Giappone ed i prezzi in alcuni casi sono veramente proibitivi, potrei trasferirmi a vivere in un posto simile e spenderei tutti i miei stipendi per comprare queste meraviglie.
Ormai la quantità di regalino e gadget che abbiamo acquistato comincia a preoccuparmi, non sono sicuro che alla fine riusciremo ad infilare tutto nei due trolley a disposizione e comincio già ad immaginare di dover dichiarare alla dogana un immensa lista di oggetti.

Questo quartiere oltre alle maid ed i negozi di gadget è pieno di negozi di elettronica, è infatti conosciuto anche con il nome di quartiere dell’elettronica. Nei pressi della stazione ci sono tantissimi negoziati pieni di elettronica di consumo, come lampadine, prese elettriche, piccoli elettrodomestici, luci e tanti altre cose ma se si cerca qualcosa di specifico si possono visitare degli interi palazzi dell’elettronica dove poter trovare di tutto.
Diamo uno sguardo alle fotocamere ed i computer e ci accorgiamo che i prezzi sono più bassi di quelli italiani almeno del 15%, solo che per paura di dover fare complicate dichiarazioni alla dogana, rinunciamo ad acquistare prodotti più tecnologici di una multipresa.

E’ spaventosa la dimensione dei negozi e per visitare tutto un negozio ci vuole una giornata, hanno una media che va dai 3 agli otto piani e potete trovare di tutto, giocattoli, abiti, manga, DVD e tecnologia.

Ci incuriosisce un negozio di manga Hentai, entriamo per curiosare più che per comprare qualcosa e solo dopo un po’ mi accorgo che guardano in maniera strana Simona, forse perché questi luoghi non sono visitati da ragazze e specialmente da ragazze straniere.

E’ faticoso girare su è giù per i piani di questi enormi negozi che sono pieni di ricordi della mia infanzia. Da un ora circa infatti stiamo ispezionando ogni piano di un enorme negozio di action figures, bambole, manga, dvd pieni di anime e gadget per otaku. Vorrei portarmi via ogni cosa ma Simona me lo impedisce, facendo da voce della coscienza si sostituisce al mio cervello annebbiato e fuori controllo, salvandomi anche da una possibile banca rotta.

Qui a Tokyo, la sera dalle 18:00 alle 20:00 c’è un vero e proprio assalto a quelle infinite gallerie del cibo che sono presenti sotto tutte le maggiori stazioni della metropolitana e delle ferrovie.
Così anche noi abbiamo partecipato per organizzare la nostra cena in albergo in saldo. Siamo andati sotto la metro di Shinjuko e ci siamo immersi nella folla impazzita e nelle urla dei venditori che man mano che passa il tempo, aumentano i saldi sulla merce alimentare non conservabile ed invenduta.
Con questa tecnica al ribasso riescono a finire quasi sempre tutto quello che hanno nel bancone, tornando a casa soddisfatti e senza sprecare cibo, allo stesso tempo alla gente conviene, perché se si è furbi si riescono a portare a casa confezioni intere da 10-15 pezzi di sushi a 6-7€ o se si ha la pazienza di aspettare, la stessa confezione può scendere anche a 3-4€.
Noi presi da questa mania del risparmio adocchiamo una confezione di sushi a 7€ ma decidiamo di acquistarla quando scenderà sotto i 4€, così continuiamo a girare nei dintorni di quel banco di pesce aspettando il momento giusto ed osservando ogni volta il nuovo prezzo di quella confezione di sushi che abbiamo preso di mira.
Quando il venditore stampa il prezzo di 5€ decidiamo di aspettare ancora un po’ e ci allontaniamo per non dare nell’occhio, così improvvisamente mi accorgo che è arrivato il nostro momento, il venditore si avvicina al banco e sta per incollare il nuovo prezzo, noi da lontano ci avviciniamo lentamente, è questione di pochi attimi e la confezione sarà nostra.
Il venditore si china sul banco ed incolla il nuovo prezzo, noi ci avviciniamo accelerando il passo ma succede qualcosa di inaspettato, una scaltra vecchietta allunga la mano nel banco e prende l’ultima ed unica confezione di sushi rimasta, servendoci un amara sconfitta.
Non è stata di sicuro una questione di soldi ma quella malsana idea di dover riuscire a prenderlo al prezzo più basso possibile che ci ha privato della possibilità di farlo nostro, costringendoci poi a ripiegare su altri tipi di cibo.
Con meno di 15€ in totale riusciamo a portar via una confezione da sei ravioli Gyoza, tre gamberoni in tempura, un piatto di riso con verdure miste, delle sfogline di calamaro, un rotolo di maki al tonno e maionese, una birra ed un Dorayaki.


In camera con la dovuta calma, dopo una doccia ristoratrice abbiamo consumato la cena e poi preparato i bagagli cercando di far entrare in valigia tutti i modellini comprati oggi ad Akihabara. Chiaramente ci è avanzata una busta di regali che non sappiamo dove infilare ma per fortuna il viaggio non è ancora finito e strada facendo conto di trovare una soluzione, fosse anche quella di spedire tutto via posta a Roma, in qualche modo dovrò riportarmi questi oggetti del desiderio a Roma.



E’ notte fonda sto sistemando le foto e montando i video, per il canale youtube, quando improvvisamente la sveglia mi ricorda che devo andare in lavanderia e spostare i panni nell’asciugatrice.
Nel silenzio di un albergo addormentato, prendo l’ascensore, poi mi guardo allo specchio e noto che questa specie di yukata da camera che ci ha fornito l’albergo mi fa sembrare un lottatore di karatè, così mi guardo allo specchio con aria seriosa e comincio ad eseguire una serie di colpi sempre guardando lo specchio.
Improvvisamente mentre mi esercitavo in questa pratica ormai a me lontana, mi viene in mente che spesso nelle ascensori degli alberghi ci sono delle telecamere di sicurezza, così alzo lo sguardo e la vedo, con il suo occhio puntanti verso di me.
Un brivido mi corre lungo la schiena, ci sarà qualcuno a guardare quello che sto facendo? Per un attimo la guardo con fermezza e cerco di essere serio e distaccato, poi sfodero il mio miglior sorriso, mi giro ed esco dall’ascensore in maniera indifferente.
Credo che sia già comico vedere un cretino che fa mosse di karate davanti allo specchio di un ascensore, figuriamoci se quel cretino è uno straniero.