20 giorni in Giappone

3gg – Il mercato del pesce e Shinjuko

Quartiere tsukiji di Tokyo

Stamane la sveglia avrebbe dovuto suonare alle 4:30 per andare a vedere il mercato del pesce ma alle 4:00 eravamo già svegli e completamente sudati nel letto. Devo aver fatto casino con l’aria condizionata ieri sera.

Al mercato l’asta dei tonni inizia alle 5:50 minuti, e ci sono solo 120 posti per i visitatori, non è detto che riusciremo a vederla.
Anche oggi è nuvoloso ventilato e tiepido, in sintesi si sta bene.

Finalmente abbiamo capito dove gettare le lattine che gli altri giorni ci portavamo dietro per ore. Vicino ad ogni distributore elettronico c’è sempre un apposito cestino che non avevamo mai notato.

Stamattina la colazione si fa ai distributori, un buon caffè gold, gli Oreo mini ed uno yogurt da bere, in albergo dormivano tutti beatamente mentre noi eravamo già attivi.

Alle 5:20 la città è già piena di gente che va a lavoro, qualcuno riesce a camminare con gli occhi chiusi dal sonno.

Cercate di non accartocciare mai il biglietto della metro, altrimenti resterete a vagare nella stazione a vita 😉
Se sbagliate l’acquisto e ne prendete uno per una tratta più breve non preoccupatevi, quando a destinazione non riuscirete a superare i tornelli, pagando un integrazione alle macchinette, dopo aver infilato il vostro biglietto, vi sarà dato il permesso di uscire.

L’odore di pesce è talmente forte che vi basterà seguirlo per arrivare al mercato che è comunque indicato sulle mappe cittadine esposte fuori dalla metro.

Al mercato sono tutti in fermento e chiaramente siamo in ritardo per Accedere all’asta dei tonni.


Prima delle 9:00 non vi faranno entrare al mercato come visitatore ma allora perché ci siamo svegliati in piena notte per arrivare fin qui?
Per fortuna che i vicoli nei pressi del mercato sono assolutamente affascinanti e brulicanti di negozi e ristorantini.
I turisti fanno la coda per mangiare del sashimi freschissimo a prezzi più che ragionevoli.
Scopriamo che girando da dietro c’è un area accessibile così dopo aver preso l’ennesimo caffè decidiamo di entrare.

Qui sono tutti in fermento e non si fermano mai, dovunque sfrecciano carretti a motore arrugginiti che servono a trasportare le casse del pesce. Cercate di avere mille occhi aperti e di non farvi investire, vanno tutti di fretta e non provano nemmeno a scansarvi, stanno lavorando e non hanno tempo nemmeno per rallentare un attimo.

Chiaramente siamo entrati dal lato sbagliato ed attraverso il mercato della frutta siamo arrivati alla zona vietata di quello del pesce, così mentre ci aggiravamo guardinghi e curiosi tra i banchi, un poliziotto addetto alla sicurezza ci ha fermato e gentilmente accompagnati all’ingresso, spiegandoci con pazienza orari e modalità di accesso al mercato e l’asta dei tonni.

Tra i vicoli pieni di vita abbiamo deciso di metterci in coda come fanno tutti per mangiare un sashimi a colazione, sono le otto meno venti e mi è venuta voglia di qualcosa di nutriente e fresco.

Fare colazione al mercato del pesce di Tokyo con tonno fresco crudo dal sapore indescrivibile, riso bianco e polpa di riccio, zuppa di miso bianco, sottaceti e caffè lungo non l’avrei nemmeno mai immaginato. Ed invece qui è una delle esperienze più belle che possiate fare, così come visitare il mercato ed i dintorni, pieni di gente che lavora per mettere in moto tutta la città.
Tutti i ristoranti di Tokyo e prefettura ma anche di altre zone del Giappone, si riforniscono in questo mercato che è sicuramente tra i più famosi al mondo.

Migliaia di camioncini Nissan ed Isuzu, bianco ghiaccio o cromati, attendono fiduciosi di essere carichi per poi partire verso le più svariate destinazioni.

Peccato che ogni tanto qualche turista italiano debba metterci in cattiva luce lamentandosi vistosamente con la gente che lavora, perché gli pesa troppo il sedere a dover scansare i lavoratori con i loro carrelli a mano e a motore.

Manca un ultima mezz’ora di attesa e poi finalmente ci lasceranno entrare nella zona principale del mercato, quando ormai i ristoratori hanno terminato gli acquisti e tocca alla gente comune ed i turisti dare un occhiata e comprare qualcosa.

Il mercato è incredibile e talmente grande che a girarlo tutto ci vorrebbe un intera giornata. C’è ancora qualcuno che sta ammazzando i pesci ancora vivi e vegeti mentre la maggior parte dei banchi si sta occupando di sfilettarli, confezionarli con il prezzo, surgelarne una parte e preparare delle scatole da viaggio.

Tantissimi lavoratori sono esausti e se ne stanno seduti sui frigoriferi a chiacchierare, asciugandosi il sudore dalla fronte con le famose pezzuoline banche che poi strizzano ed arrotolano attorno alla testa.

Non ho mai visto in vita mia una fauna marina così vasta, ci sono pesci enormi e colorati, pesciolini sottili come penne con la bocca schiacciata tipo paletta, pesci di un rosso intenso, cozze grandi più di una mano, ostriche giganti, mitili e carapaci mai visti prima, crostacei dai colori insoliti, anemoni di mare e lumache giganti che sbucano da strane conchiglie.
Sembra che per qualche strana ragione tutte le specie marine del mondo siano concentrate intorno al Giappone mentre a noi spetta solo una piccola parte del creato.

Qualcuno vende polipi giganti e freschissimi, altri hanno vasche piene di pesci pietra (un pesce tra i più velenosi al mondo) in varie misure.
Non riesco a fare a meno di fotografare e filmare tutto quello che mi si para davanti agli occhi, anche se i venditori sembrano stanchi e disturbati da noi turisti.
Purtroppo il turista osserva e documenta tutto ma difficilmente compra qualcosa, non fa che intralciare il lavoro di chi deve lavorare e muoversi velocemente tra i vari banchi.

Mentre cammino tra i banchi con la fotocamera in una mano e la videocamera nell’altra, sento in gran rumore, mi giro indietro e vedo Simona stesa per terra, su uno sventurato venditore tra pesce e scatole rovesciate, mentre altri venditori preoccupati si adoperano per aiutarla ad alzarsi.
Ne ha combinata una delle sue inciampando nelle scatole di pesce.

Il mercato è sempre più spento, il grosso della vendita è già avvenuto e quello che resta viene messo via, ormai si possono vedere solo operai intenti a lavare i banchi e rimuovere tutto il sangue e gli scarti di pesce rimasti in giro.

Decidiamo di uscire dal mercato ed andare ad Odaiba.
Al sole con tutta questa umidità si crepa, si ha la sensazione di essere come come uova in un tegame caldo, speriamo tornino presto le nuvole ed il vento dei giorni precedenti.

Se ci siamo spinti fino ad Odaiba è per un unica ragione. Non per le centinaia di enormi centri commerciali in cui poter trovare tutti i prodotti giapponesi del mondo ne per visitare la baia e con l’altissima ruota panoramica e le varie attrazioni presenti.
Siamo qui per vedere la famosa statua del Gundam.


Proprio alle spalle dell’enorme edificio del centro commerciale Diver City Tokyo, troverete un enorme statua, alta ben 18 metri, che riproduce il Gundam in una maniera così realistica da lasciarvi impressionati.
Emozionati come dei bambini di fronte al più enorme dei giocattoli esistenti che si materializzava davanti a noi, uscendo dall’immaginario degli anime per diventare reale, non abbiamo resistito e ci siamo messi in posa per la foto ricordo costata circa 10€.
Poi mentre, ammiravamo la foto, il gundam ha preso ad emettere suoni strani e sparando fuori dalle prese d’aria denso fumo bianco ha cominciato a muoversi.

Tutti i presenti e noi, eravamo eccitati e guardavamo con ammirazione ed un po’ di stupore questo gigante di metallo, vivo e pronto a difenderci dalle forze del male.
Uno spettacolo di luci e musiche che per un po’ ci ha fatto dimenticare di essere adulti e ci ha tenuto sospesi in una realtà parallela.

Quando è finito, ci siamo infilati nello store alla ricerca di qualche ricordo ma dati i prezzi un po’ alti abbiamo preferito lasciar perdere ed entrare nel centro commerciale per riprenderci un po’, dal caldo infernale che nell’ora di punta era diventato insostenibile.

Nel mega centro commerciale l’aria condizionata è impostata come sempre in Giappone nella modalità ibernamento rapido. Cosa che potrebbe far ammalare chiunque non si sia premunito con una sciarpetta leggera, una felpa o almeno un asciugamanina da poggiare sulle spalle.
Nonostante questo gelo siderale la gente come una specie di abitudine malsana continua a soffiarsi aria sul viso con i ventagli, dalle form più svariate, lasciandoci un pò basiti.

Il centro commerciale è pieno di negozi il piano terra è completamente dedicato ai negozi di cibo, ci sono gli okonomiyaki, i takoyaki, il ramen e tutto quello che potete immaginare e come sempre, a qualsiasi ora, sono tutti seduti a mangiare.
Quello che ci serve però non è del cibo e nemmeno acquistare abbigliamento alla moda o manga negli appositi negozi ma stiamo cercando un bagno pulito per delle necessità incombenti.

Non c’è bisogno che descriva la pulizia dei bagni presenti nel centro commerciale, una cosa che non si vede nemmeno nei bagni di casa. Un bianco e splendente candore ed una console di comando con la quale puoi far decollare la tua fantasia.
Ti siedi e parte una musica per non disturbare il vicino di bagno, fai i tuoi bisogni e poi ti lasci coccolare dall’acqua calda che regoli in potenza e temperatura, per poi andartene sapendo che si pulirà da solo e sarà profumato e pronto ad un nuovo utilizzo.

Camminando dalla stazione metro di Hamamatsucho noto un bambino piccolissimo che cammina da solo tra la folla. Non credo abbia più di 4 i cinque anni e non sembra affatto spaventato. Quando arriviamo al megaincrocio con semaforo, accelera tra la folla e raggiunge un signore che porta un bambino in braccio. Tende una mano e si aggancia alla caviglia a penzoloni del bambino in braccio al genitore e senza lasciarla attraversa l’incrocio.
Appena giunti dall’altro lato, lascia la caviglia del fratello e continua a passeggiare tranquillo per conto suo lontano dal padre.
In tutta la scena il padre non si è voltato nemmeno una volta a controllare dove fosse, tanta era la fiducia riposta in quel piccolo e responsabile bambino che da noi sarebbe finito di sicuro male.

Il nostro albergo è il Sotesu Fresa inn a Minato-ku e nonostante sia economico offre un ottimo servizio. La posizione è vicina alla fermata metro Hamamatsusho ed alla famosa Tokyo Tower, il quartiere è moderno ma molto vivace, la gente sembra allegra e serena, non sembra di essere in una megametropoli ma più in un piccolo quartiere periferico.
Tutti i giorni ci cambiano gli asciugamani, gli yukata e le pantofole , ci offrono bustine per preparare caffè e tè verde giapponese ed tutte le volte che vogliamo possiamo scegliere dei sali da bagno da portarci in camera per l’ofuro.

Facciamo un salto in camera per cambiarci e ci riimmergiamo nella città.
Andando alla stazione incontriamo gruppi di ragazze in kimono che sorridono, salutano e si lasciano fotografare ma alla stazione ci accorgiamo che sono a centinaia. Non abbiamo idea di cosa ci facciano tante ragazze vestite in maniera tradizionale, alla stazione di Hamamatsusho ma non potendo scoprirlo per la nostra carenza linguistica, decidiamo di fregarcene e prendiamo la metro per andare a Shinjuku.

La stazione metro di Shinjuku nell’ora di punta è impressionante, ci saranno una trentina di uscite ed una serie infinita di negozi. Ci guardiamo intorno intontiti dalla folla di migliaia di persone intente ad andare frettolosamente in tutte le direzioni possibili. Sembra un complicato meccanismo di orologio dove gli ingranaggi continuano a girare senza sosta.

E’ una festa di colori indescrivibile, dagli schermi giganti che proiettano immagini animate sulle pareti dei grattacieli, alle mille insegne colorate ed illuminate al neon che creano un impatto visivo incredibile.
Per un attimo ho la sensazione di essere infinitamente piccolo ed insignificante, avevo già provato una sensazione simile a New York ma qui sembra ancora più amplificata.
In una città simile esistere o non esistere è assolutamente indifferente per gli altri abitanti che ti passano di fianco senza nemmeno accorgersi della tua presenza.
Potrei perfino essere nudo al centro dell’incrocio e risultare completamente trasparente.

Mi stacco da questi pensieri distratto dall’odore del cibo che si diffonde da un negozietto specializzato nei Nikuman, i ravioli giganti ripieni di carne.
Ne compriamo un paio che ci confezionano in un sacchetto da viaggio mentre servono con mascherine in plastica stile robocop per evitare di contaminare il cibo con i batteri che si annidano copiosi nelle bocche dei commessi.

Ad ogni angolo di strada ci sono negozi e ristoranti con specialità di ogni genere, potrei scrivere 1000 pagine di un libro se volessi raccontarvi tutto quello che passa sotto ai miei occhi.

In un incrocio interno, passa un ciclista con un vassoio in mano, corre veloce tra la gente per consegnare a domicilio zuppe, tè e caffè. Sembra molto abile nonostante sia costretto a guidare con una sola mano.


Ci fermiamo in un angolo per mangiare i nostri ravioli giganti, nel primo si sente la carne, l’aglio e le mandorle, l’altro invece ha un gusto più complicato che non riusciamo bene a definire.
Sono buonissimi e la carne è molto saporita, di sicuro avranno usato il mirin e la salsa di soia per renderla così gustosa.
Non si dovrebbe mangiare per strada in giappone ma se lo fanno dei turisti, nonostante stiano riprendono la scena con una fotocamera, non danno troppo nell’occhio.

Finiti i ravioloni, riprendiamo a passeggiare per strada tra i turisti a bocca aperta e quelli come noi che la riempiono con ogni cosa che trovano in vendita.

Per strada ci sono molti urlatori, ragazzi giovani che vengono pagati per annunciare i saldi e le offerte speciali. Sembrano un po’ i venditori dei banchi al nostro mercato ma sono meno insistenti ed al massimo ti lasciano un volantino con le offerte o ti indicano un negozio.

Se amate i videogiochi considerate di poter passare intere giornate tra le infinite sale giochi e le presentazioni dei nuovi videogames che riempono con schermi giganti interi angoli di strada.

Mi fermo a fotografare due ragazzi vestiti di cartellone pubblicitario che promuovono un ristorante, la ragazzai mi fà un sorriso e chiede se ci facciamo una foto insieme, cosa che non posso rifiutare.

Siamo un po’ disorientati tra tutte queste cose da vedere, negozi, strade, luci, cibi, persone vestite in maniera stravagante, schermi giganti che proiettano pubblicità ed animazioni, c’è così tanto che dopo un pò non sappiamo più dove andare e cosa vedere. Non abbiamo un itinerario, il nostro è più un incedere a caso.
Il ricordo che ho di New York impallidisce rispetto a tutto questo, qui c’è molto di più e sembra tutto più vivo.

In un garage noto una strana pedana rotante, poi arriva un automobile, sale sulla pedana, il proprietario scende, attiva un comando e la pedana comincia a ruotare fino ad allineare l’auto con l’entrata del garage. Il proprietario risale in auto, la sposta nel garage, poi scende e preme un altro bottone, a quel punto si cala una grata di protezione e poi l’auto sale su come se fosse su di un ascensore per lasciare posto alla successiva.
E’ un garage meccanizzato multipiano che ottimizza lo spazio per più auto e che si trova sotto molte palazzine moderne.

Per strada si incrociano moltissime ragazze vestite alla moda, sono belle e decisamente molto curate. Facendo una valutazione sommaria potrei dirvi che mi piacciono circa l’80% delle ragazze che incontro ma forse essendo cresciuto con il mito delle ragazze asiatiche, il mio giudizio potrebbe risultare poco obbiettivo.
Provo a fissarne qualcuna ma ho come la sensazione che non incrocino mai il mio sguardo, sembrano fingere di non essersene nemmeno accorte. Non riesco a capire se sia un comportamento snobbista o soltanto timidezza.

Noto un particolare che mi era sfuggito fino a questo momento, tutti girano con delle mini asciugamani per il sudore, le hanno sia gli uomini che le donne ed esistono in vari formati. Le donne tipicamente le tengono in borsetta piegate e le tirano fuori di tanto in tanto per asciugarsi il sudore e poi riporle nella borsa, gli uomini invece la tengono nella mano o poggiata sul collo in modo da averla sempre a portata di mano quando serve.
Spesso mi capita di trovare queste pezzuole abbandonate nei punti più strani, al centro di un incrocio, sulle panchine, sui muretti, in metropolitana e nei parchi pubblici, deve essere nel destino di queste pezze l’abbandono.

Dal quartiere Shinjuku è possibile salire sull’osservatorio del palazzo del governo che offre una magnifica vista sulla città senza dover pagare nessun biglietto di ingresso.
Il palazzo si trova andando oltre l’electric Street ed è impossibile non notarlo, in realtà sono due palazzi uguali ma l’osservatorio e sul secondo palazzo che si incontra.

Non è stato facile trovare l’ingresso dal quale salire all’osservatorio. Il primo ingresso che troviamo lungo la strada principale è una enorme vetrata con tutte le luci spente.
Sembra decisamente chiusa e quando tentiamo di capire come entrare, esce una specie di guardia giurata che ci spiega che non è possibile accedere da questa parte ma dobbiamo fare il giro dell’edificio per entrare.

Proviamo a seguire il consiglio trovandoci di fronte un nuovo ingresso chiuso, quindi spazientiti cominciamo a cercare un indicazione che spieghi da dove diavolo è possibile entrare ma non la troviamo.
Per fortuna notiamo due ragazze che spedite prendono una scalinata buia laterale alla strada e le seguiamo scoprendo un enorme corridoio sotterraneo alla strada dal quale si accede ad ulteriore ingresso, questa volta illuminato.
Ci infiliamo subito nella luce e degli addetti effettuano un controllo approssimativo dei bagagli che abbiamo con noi.
Poi ci accompagnano ad un ascensore che velocemente ci porta in cima all’osservatorio.

Da sopra la vista è fantastica, si resta senza fiato osservando le migliaia di luci disegnate sui grattacieli che avvolgono la città da tutti i punti di vista e poi ci sono le strade che si dipanano come arterie luminose sulle quali puntini colorati si spostano velocemente. Viene da pensare al potere immenso dell’uomo che dal nulla è riuscito a costruire qualcosa di così immenso ed alla sua capacità poi di distruggere tutto soltanto per avarizia.
Ci sono palazzi e grattacieli a perdita d’occhio in qualsiasi direzione si decida di guardare e ci si sente immensamente piccoli ed insignificanti.
Allo stesso tempo c’è una stranissima sensazione, guardando le luci muoversi nell’oscurità della notte, ci si sente rassicurati, come se qui sopra il tempo scorresse più lentamente e non ci fosse nessun fretta di dover cercare o fare.

Nell’osservatorio ci sono molti negozietti di gadget e souvenir giapponesi da cui ci lasciamo tentare, incrementando la scorta di di regali da riportare in Italia ai quali aggiungo una T-shirt per me.

Scendendo dall’osservatorio ci è venuta fame e decidiamo di fermarci per cena nel primo posto che invitante che incontreremo lungo la strada.

Siamo di nuovo a piedi lungo la strada dell’elettronica e notiamo un piccolo locale che serve lo Yakiniku.
Lo yakiniku è un tipo di cottura tradizionale alla griglia presente in molti locali con la particolarità che è il cliente stesso a cuocersi gli alimenti.
Al centro di ogni tavolo c’è un foro centrale con una graticola, sotto la quale arde una brace di carboni o altro tipo di fiamma regolabile.
Scegliamo dal menù una combinazione di carne e verdure da grigliare ed ordiniamo della birra.
La carne è molto buona ma la porzione è minima tanto che siamo costretti ad ordinare un secondo piatto di verdure da grigliare, che come quello precedente finisce troppo in fretta.
Chiediamo il conto che non è proprio in linea con i prezzi economici degli altri locali giapponesi ed usciamo dal locale affamati ed un pò delusi ed indirizzati all’albergo.

Al combine h24 presente nella stazione di Hamamatsucho Simona compra un dolce porcoso con cioccolato e panna, io invece mi faccio tentare dall’Haagen Dazs al tè verde. Da noi non esiste questa versione del gelato che risulterebbe troppo differente per i palati europei abituati a sapori molto più dolci e forti. Io invece l’adoro e mi ricorda molto nel gusto il tè solubile Ocha che qui ci offrono sempre quando andiamo a cena fuori.
Soddisfatti dal dolce serale possiamo andarcene a letto a riposare, facendoci aiutare dalla melatonina per regolarizzare il nostro orologio intero.