20 giorni in Giappone

4gg – Una giornata a Nikko

Questa mattina il tempo ha deciso di essere inclemente, piove e c’è una grigiore estremo che ricopre tutto il cielo. Noi dobbiamo andare a Nikko, una cittadina a nord di Tokyo dove ci sono alcuni tra i templi più belli ed importanti di tutto il Giappone.

E’ molto presto e dopo una abbondante colazione siamo già in moto verso la stazione. Provo a salutare la gente che incontro per strada con un cordiale “ohayou gozaimasu”, che corrisponde al nostro buon giorno ma mi guardano stupiti e non rispondono al saluto.

Se osservi i giapponesi che incontri per strada nelle prime ore del mattino, sembrano tutti uguali, almeno qui ad Daimon.

Portano la camicia bianca ed un pantalone scuro classico, una borsa da lavoro nera elegante e delle scarpe nere in pelle lucida o laccate.
Anche molti giovani sono vestiti alla stessa maniera, con la sola differenza dello zaino al posto della borsa e di scarpe meno seriose, come un comodo paio di scarpe da ginnastica non troppo vistose.

Fa caldo e si suda ma nelle metro l’aria condizionata spara una decina di gradi secchi, mettendo a rischio il mio fisico sudato non abituato a questi sbalzi termici improvvisi e violenti.

Per andare Nikko abbiamo prenotato un posto sullo Shinkansen, ovviamente incluso nella magica JR pass. Prima di salire sullo Shinkansen dobbiamo attendere che si compia il rito della pulizia del treno.
Delle squadre di un efficienza spaventosa salgono sul treno prima di qualsiasi cliente per ripulirlo e renderlo idoneo al servizio.
sono principalmente donne, non troppo giovani con un allegra divisa colorata che attendono il treno proprio come dei normali clienti ma che ti accorgi poi non esserlo quando dopo essere entrati bloccano le porte con un nastrino giallo.
Per ogni vagone ci sono due persone, più un addetto allo svuotamento dei cestini, passano l’aspirapolvere per raccogliere eventuali briciole da terra e dai sedili, girano in modo da metterli nello stesso senso di marcia del treno, cambiano i poggiatesta e gettano via ogni carte o residuo lasciato dai passeggeri precedenti.
Dopo circa 5-10 minuti di pulizie finalmente liberano il treno che deve essere pronto per partita all’orario stabilito, senza sbagliare di un solo minuto.

Nel frattempo noi osserviamo la scena restando in coda su apposite strisce colorate che terminano esattamente in prossimità delle entrate delle carrozze.
Ogni treno infatti, si arresta in una precisa posizione in modo da far corrispondere le strisce colorate relative a quel numero di carrozza con l’effettiva porta della carrozza. Un concetto difficile da comprendere in italia, dove la carrozza va cercata sempre dopo l’arrivo del treno.

Quando la squadra di pulizie ha terminato il suo compito esce per farci salire esibendosi in profondi inchini di ringraziamento per aver scelto di viaggiare con loro e poi, sparisce in cerca di un nuovo treno in arrivo da pulire.

Mi accorgo dopo un po’ di alcune gabbie di vetro al cui interno sono costipati una trentina di fumatori.
Sembra non abbiamo spazio neanche per muoversi mentre aspirano avidamente il fumo delle loro sigarette guardando con occhi tristi oltre il vetro.
Mi fanno una grande pena e spero per loro che decidano di smetterla con questo brutto vizio, specialmente in questo paese che un pò ha deciso di metterli al bando.

Sul treno locale diretto a Nikko, gli unici a fare confusione sono una comitiva di fiorentini, parlano ad alta voce ed addirittura fischiettano un motivetto partenopeo incuranti del fatto che qui in Giappone per rispetto verso il prossimo sui treni e le metropolitane tutti parlano in silenzio per non disturbare gli altri viaggiatori.

Di fronte al nostro posto alcuni impiegati si incontrano regalandoci una delle scene più comuni e formali del Giappone.
Dopo essersi salutati passano allo scambio dei bigliettini da visita, guardandosi negli occhi ognuno estrae il proprio biglietto e lo porge all’altro tenendolo con entrambe le mani.
Quando ognuno dei due ha una mano sul suo biglietto dell’altro e l’altra a reggere il proprio allora decidono di lasciare la presa del proprio biglietto.
Poi ognuno inizia ad osservare il biglietto ricevuto è proferisce apprezzamenti vari sulla bellezza del carattere, la grafica e cose simili, prima di riporre il biglietto nel portafogli che infila per rispetto nella tasca intera della giacca.
Metterlo infatti nella tasca posteriore del pantalone come faremmo in italia potrebbe essere preso come un gesto offensivo.
Subito dopo un altro degli impiegati prende dalla borsa delle spille e le regala agli altri due che che ringraziando le appuntano subito in bella vista sulla giacca.
Quello più anziano dei tre, mostra agli altri con orgoglio il suo nuovo laccio per cellulare con il simbolo di una famosa casata di samurai e sembra che gli altri apprezzino l’oggetto.
Anche l’ultimo degli impiegati fa la sua mossa, prende dalla borsa dei buffi ventagli e li regala agli altri due, che cominciano a sorridere. Quello più anziano si accorge che lo sto guardando e mentre si sventola, sorride mostrandomi il ventaglio.
Passeggiando a Nikko
Per arrivare alla zona dei templi di Nikko, si possono fare trenta minuti a piedi o prendere un autobus, vorrei camminare ma data la pioggia mi lascio convincere da Simona a prendere un autobus che ci porta nei pressi del famoso ponte sacro Shinkyo.


Dalle scene dei film come la tigre ed il dragone e dai documentari immaginavo fosse sperduto tra boschi e montagne lontano dalla modernità ma stando qui devo ricredermi, si trova proprio di fianco ad un incrocio automobilistico e devo faticare per cercare di non prendere nelle foto e nelle riprese video le automobili e gli autobus che passano.
Per un po’ restiamo rapiti ad osservare questa antica e bellissima opera architettonica, con il suo colore rosso vermiglio che contrasta con la schiuma bianca delle acque che discendono veloci dai monti, nonostante la pioggia incessante stia cadendo sulle nostre teste e debba litigare tra fotocamera, ombrello e videocamera, poi decidiamo di andare e di prendere la scalinatà che ci porterà fin sopra i templi.

La pagoda del tempio Toshugo a Nikko è molto particolare. Fù costrutira nel 1617 con una tecnica architettonica innovativa, la struttura infatti si basa su un pilastro centrale sospeso che permette di scaricare il peso della stessa e resistere alle oscillazioni, quindi ai terremoti.
Lo stesso sistema è stato ripreso ed utilizzato nell’epoca moderna per costruire la nuovissima e famosa Tokyo sky tree, la più alta torre di Tokyo con i suoi 630 metri di altezza.

Appena superiamo la pagoda ed arriviamo nella zona superiore del tempio si mostra ai nostri occhi una visione incredibile che mi fa pensare ad un unica parola, pronunciata per me da un giapponese che mi sta vicino e che aprendo le braccia emette un sonoro “wow”.
Ebbene si, è proprio quello che stavo per pronunciare guardando qualcosa di visivamente incredibile.
Come un bambino che riceve il più bello ed inaspettato dei giochi o si trova di fronte alla sua prima giostra colorata al luna park, rimango immobile, commosso e senza parole.

Tutti quei templi in legno, coperti di fregi dorati, dipinti di rosso intenso, di celeste e di verde, le tegole grigie dei tetti spioventi, le lanterne giapponesi in fila nei prati, gli steccati rosso fuoco e gli intarsi pregiati sono tutto quello che credevi esistesse solo nella tua fantasia e nei tanti cartoni che hai guardato da piccolo, ma ora, ti rendi conto che lo hai qui davanti agli occhi ed è tutto reale.
Puoi toccarlo con mano ed accorgerti che è solido e non svanirà come un bel sogno al mattino, ma attraverso i secoli è arrivato a noi e chissà per quanti altri secoli a venire sarà tangibile.

Anche Simona sembra essere presa da tanta bellezza e per un attimo la perdo di vista immergendomi nei miei pensieri e dedicandomi pienamente a scattare foto dei particolari più belli.

Non so quante volte nella vita mi capiterà di venire in Giappone e per quante di queste volte avrò modo di tornare a Nikko ma di sicuro questa prima volta sono stato sfortunato, dato che il portale più bello del Giappone, lo Yomeimon, è in restauro.
Mi accontenterò di guardarlo sul ventaglio che mi hanno regalato.
Alla destra del magnifico tempio principale prendiamo la scalinata che ci porta su per la montagna. Insieme a migliaia di altri pellegrini scaliamo i grossi gradini che sembrano salire fino in cielo, attraversando il magnifico bosco di cedri per arrivare fin su il mausoleo di Ieyasu, con le statue della gru, la tigre ed il serpente.

Qui oltre alle statue l’aria fresca e la porta in legno, c’è anche un albero secolare e bruciato che pare abbia potere straordinari, così come prassi lancio una monetina nell’apposito contenitore e prego che mi aiuti a venire a vivere in Giappone.
Poi raggiungo Simona ed insieme ridiscendiamo al tempio principale dove ci mettiamo in fila per la visita.
Togliamo le scarpe e gli ombrelli che non possono essere portati nel tempio ed entriamo con tutti gli altri.
Al centro della sala principale ci fanno inginocchiare e sedere sulle gambe e cominciano una lunga spiegazione in giapponese sulla storia del tempio e di come e perché è stato costruito.
Chiaramente non capiamo una parola e ci limitiamo a ridere quando anche il monaco e tutti gli altri ridono.
L’interno del tempio è bellissimo e molto diverso dalle nostre chiese, principalmente perché è tutto di legno ma anche per i colori vivaci del legno e per gli ori di statue e decorazioni che non richiamano nessuno dei nostri stili.

Quando usciamo dal tempio siamo stanchi ed affamati, prima di cercare il tempio Rinnoji dove ci sono le tre statue d’oro del budda cerchiamo da mangiare.
Sembra che non ci sia niente a parte una bancarella con i mochi ma poi dal lato del parcheggio, troviamo dei piccoli ristoranti.
Nel primo in cui entriamo una signora risponde sgorbuticamente che non c’è niente da mangiare li, cosa che ci lascia un po’ perplessi.
Più sotto però troviamo un altro ristorante che pare cucini principalmente ramen. Non è proprio economico ma meglio di niente, abbiamo una gran fame e ci sta bene tutto.

Su di un tavolino c’è un termos con tè e bicchieri ma dato che sul menù c’è il prezzo anche per quello evito di prenderlo perché potrebbero metterlo in conto. Di solito il tè e l’acqua in Giappone sono sempre offerti nei ristoranti ma qui non mi sembrano molto propensi a farlo.
Ci mettiamo su di un grosso tavolo in bambù ad un angolo della sala ed osserviamo un menù molto ristretto.
Oggi proviamo gli zaru, i soba di grano saraceno freddi serviti su di un piatto di bambù che vanno immersi in una ciotola con una specie di salsa di soia più delicata e liquida prima di mangiarli.
Sono veramente buoni e insieme al ramen sono probabilmente i miei piatti preferiti giapponesi. Specialmente in estate, con queste temperature calde ed un umidità così pressante, è piacevole gustare un piatto di spaghetti freddi anziché una ciotola bollente e fumante.
bollente e fumante.
Dalla finestra del tempio vediamo il carretto di un venditore di taiyaki, i biscotti alla piastra ripieni di marmellata di fagioli azuki.
Io ne prendo uno classico, Simona invece prende quello al cioccolato, sono buoni e li mangiamo mentre camminiamo per le stradine tra la zona dei templi, dimenticandoci che non è ben visto in Giappone chi mangia camminando per strada e non consuma i cibi nei posti in cui li ha comprati.

La zona è circondata da una foresta di alberi secolari e non ci sono indicazioni per i templi, dovrete cavarvela da soli consultando alcune cartine poco chiare.
Se cercate il tempio Rinnoji, lo troverete in una teca enorme di metallo dalla forma di un cubo, infatti è in restauro dal 2007 e sarà di nuovo visibile dal 2021.
E’ comunque possibile visitarne una parte seguendo un percorso museale che costa solo 400yen (3,17€ al cambio del momento) che vi mostrerà le opere più importanti presenti nel tempio prima dell’inizio dei lavori di restauro comprese due delle tre grandi statue d’oro del bhudda.
Salendo a piedi le scale della enorme teca potrete vedere la parte superore del tempio completamente smontata, con migliaia di tavole e travi di legno accatastate e catalogate in attesa di restauro, mentre all’ultimo piano è possibile osservare la cittadina di Nikko immersa tra i suoi monti.

Chiaramente ne approfittiamo per fare qualche foto ricordo con panorama prima di ridiscendere e tornare verso la stazione di Nikko.
Ci sono anche altri templi da vedere nella zona ma siamo stanchi e decidiamo di saltarli.

Le strade cittadine di Nikko sono piene di vecchi negozietti di antiquariato con prezzi davvero convenienti.
In realtà non si tratta nemmeno di veri e propri negozi, sono più spazi dedicati alla vendita ricavati direttamente nelle abitazioni, infatti sul retro si intravedono le stanze private dei proprietari e qualche volta anche loro intenti a preparare la cena o fare altre operazioni casalinghe.
Anche molti ristoranti sono praticamente case di cittadini privati che cucinano per chi vuole fermarsi, compresi i turisti a patto che si accetti di non avere sempre a disposizione menu in inglese e prezzi scritti.

Continuando a camminare verso la stazione, questa volta abbiamo scelto di non prendere l'autobus perché ha smesso di piovere, notiamo un piccolo banchetto ricavato in una rientranza della parete esterna di un’abitazione privata.
Venditore di Yakidango
Dietro ad un bancale in legno, c’è un braciere rotondo ed un signore di mezza età sorridente che fa girare degli spiedini formati da tre palline bianche o nere.
Non ho idea di cosa siano, è una roba che in vita mia ho visto solo negli anime e così sono costretto a provarli. Mi basta uno sguardo per convincere Simona ed il signore capisce al volo le mie intenzioni tanto che sul suo volto il sorriso si allarga maggiormente.
Non provo nemmeno a chiedetegli di che si tratta in inglese, ho già capito che non saprebbe spiegarmelo così non gli faccio segno di volere quello bianco e lascio che lui me lo riscaldi per benino sulla griglia prima di porgermelo.

In bocca ogni pallina è gommosa e morbida, con un retrogusto di crema di riso ed è ricoperta da una deliziosa salsa agrodolce dal sapore intenso che è la stessa che utilizzano per condire gli spiedini di carne o pesce.
Non è semplice mangiarli perché nel masticarli ti impastano e seccano la bocca ma il sapore é buono e non si tratta dei soliti e dolci mochi che Simona non ama tanto. Così insisto perché lo provi anche lei e sembra gradire come me. Ringraziamo il signore degli spiedini di palle bianche e continuiamo a passo spedito verso la stazione.

Per fortuna in Giappone la tradizione delle osterie e le trattorie a gestione familiare è ancora viva e diffusa, non solo nei piccoli centri come Nikko ma un po’ in tutta la nazione. In italia, invece, le trattorie sono sparite diventando una specie di ristoranti camuffati che propongono cibo di qualità mediocre a prezzi veramente insensati e poco sociali. Per questo qui, chi vuole mangiare bene spendendo poco non avrà mai problemi a farlo ma nemmeno se vuole ristoranti extra lussuosi resterà deluso, diciamo che ce ne per tutti i gusti con il dovuto rispetto alle tasche del cliente

Prima di riprendere il treno per Tokyo ci siamo fatti tentare anche da uno gnocco fritto che era ben pubblicizzato in un locale di fronte la stazione. Uno gnocco dolce con ripieno di fagioli azuki davvero entusiasmante, il contrasto tra la pasta dolce ed la frittura salata all’esterno danno a questo snack un sapore intenso e molto piacevole, tanto da essermi pentito quasi subito di non averne fatto una scorpacciata.

Non so cosa è successo sul treno, devo essere crollato in un sonno profondo perché non ricordo niente del tragitto, mi sono ritrovato alla stazione di cambio come se fossi stato teletrasportato.

Se non avete prenotazione potete salire lo stesso sulle carrozze non prenotate dello Shinkansen, che sono di solito dalla prima alla quinta carrozza. Specialmente se siete come noi stranieri e suppongo in possesso di JR Pass, potete permettervi di prendere il treno senza prenotare perché tanto c’è sempre qualche posto libero sulle carrozze senza prenotazione.
Infatti nonostante avessimo prenotato lo skinkansen successivo, presi dal diluvio e dalla smania di tornare siamo saliti su quello precedente ed abbiamo trovato come sempre il posti liberi.

Sono buffi per noi italiani questi controllori giapponesi, tutte le volte che passano da una carrozza a l'altra fanno un profondo inchino ai viaggiatori presenti in carrozza, anche se nessuno oltre noi stranieri pare accorgersi di questo gesto di cortesia.

Tornati alla nostra stazione di Hamamatsucho, mette ci aggiravamo tra i tanto corridoi del food garten sotto la stazione, ci siamo imbattuti in una scena insolita.
Al centro di un corridoio c'erano sei o sette ragazzi di una certa età in maglietta bianca e pantalone scuri da impiegato, che se ne stavano aggrovigliati per terra in presa multipla da royal ramble di catch. Qualcuno posto sul fondo della massa di corpi sovrapposti urlava dal dolore mentre gli altri ridevano fragorosamente.
Continuavano ad agitarsi e contorcersi per terra tra gli sguardi stupiti e divertenti dei passanti.
Sicuramente di trattava di un gruppo di colleghi che nel dopolavoro avevano alzato un tantino il gomito.

Ignorando il resto del combattimento ci siamo fermati per cena in un locale proprio fuori la stazione in cui si mangia e si beve qualcosa stando in piedi, frequentato solo da giovani ed impiegati che bevono e chiacchierano per delle ore.

Siamo gli unici gaijin (termine con cui i giapponesi indicano gli stranieri) in tutto il locale ma non sembra che loro ci facciano troppo caso, anzi pare che non si siano nemmeno accorti, a parte i camerieri, della nostra presenza.

Come spuntino prendiamo un set di spiedini misti che si rivelano davvero ottimi. Ci sono quelli di pollo, di lingua di manzo, di maiale e di polpettine dal gusto molto simile a quelle di ikea. Non posso chiamarli yakitori perché mi hanno già insegnato che i veri yakitori sono quelli soltanto di pollo, quindi li chiamerò solo spiedini.

Per completare la cena ordiniamo il nostro primo Okonomiyaki veramente giapponese, la famosa frittata con cavolo cappuccio (verza bianca), zenzero, carote, cipollati ed altri ingredienti come pancetta o pesce che a Roma imitiamo miseramente nelle nostre cene casalinghe stile giapponese.
Il sapore è strepitoso e ti riempie la bocca inondando di gusto la lingua e tutte le sue papille gustative lasciandoci senza parole ma pieni di sguardi di ammirazione e stupore.
Allora è questo quello l’okonomiyaki, quella cosa che facciamo a casa andrà completamente rimodulata sulla base di questa esperienza nipponica.