Le origini del Giappone

Imperatore Jimmu
Secondo le leggende tradizionali, l'Impero giapponese sarebbe stato fondato dall'imperatore Jimmu tenno, discendente dalla dea Amaterasu, nel 660 a.C.

Secondo gli studi archeologi attuali, non esiste alcuna traccia evidente della passata esistenza nell'arcipelago di una civiltà paleolitica, ma esistono tracce che si rifanno a due culture neolitiche, la più recente delle quali si colloca intorno agli inizi dell'era volgare.

Nel periodo protostorico, compreso tra gli inizi del II sec. d.C. e la metà del V secolo, è soprattutto la parte meridionale dell'arcipelago a compire grandi progressi, imparando ad utilizzare e lavorare i metalli.
Tecniche apprese grazie ai frequenti contatti con le popolazioni cinesi, che arrivavano in giappone attraverso gli stati coreani.

Nei testi cinesi dell'epoca infatti si trovano menzioni dell'esistenza di una civiltà organizzata come confederazione di regni, abitati da un popolo intelligente, bellicoso e organizzato in clan dalla struttura fortemente gerarchica.

Alcuni clan vivevano stabilmente nella parte settentrionale del Kyushu, altri sulle coste del mare interno.
Uno di questi clan che agli inizi del V secolo dominava la regione di Yamato, decise di imporre ed elevare il proprio capo a Sumera no Mikoto, supremo Augusto Imperatore ed iniziò a costruire nella pianura di Nara uno Stato, accentrando tutti i poteri come nel modello continentale (riforma di Taikwa, 646 d.C.).



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