Le ceramiche per la cerimonia del tè

ceramiche cha no yu
La diffusione dei principi wabi-cha nella cerimonia del tè giapponese trasformarono radicalmente l'arte della ceramica in Giappone.
Dalle raffinate e finissime ceramiche di origine cinese si passò rapidamente a quelle rozze e grossolane che incarnavano l'ideale estetico di semplicità e povertà che i nuovi concetti del wabi intendevano affermare.
Questo nuovo tipo di produzione inizio con la richiesta che Sen no Rikyū fece a Chōjirō (長次郎, 1515-1592), un operaio probabilmente di origini coreanea addetto alla produzione e lavorazione di tegole.
Il maestro gli chiese di realizzare una ciotola senza usare il tornio né la tecnica di sovrapporre cordoni di materiale a spirale per ottenere una ciotola ma di modellare la forma concava partendo direttamente da un pezzo di argilla.
Il risultato ottenuto da Chōjirō fu talmente straordinario che Sen no Rikyū stesso giudicò la tazza perfetta. Questa nuova lavorazione rispettava l'estetica semplice e rustica e rispondeva all'esigenza di austerità che si prefiggeva.
Inoltre era perfetta da un punto di vista pratico perchè la sua forma così larga e bassa le davano una stabilità ideale per l'utilizzo sul tatami. Non si correva il rischio che gli spostamenti a cui era soggetta durante la cerimonia ne causassero un involontario ribaltamento.
La tazza piacque molto anche allo shogun Toyotomi Hideyoshi che conferì al vasaio l'autorizzazione a fregiarsi, con tutti i suoi discendenti, del sigillo Raku (楽焼), che significa comodo ma anche maneggevoele.
Ancora oggi il quindicesimo ed ultimo discendente dei Raku, Kichizaemon (吉左衛門) si fregia di quel sigillo e produce tazze di grande semplicità e bellezza.

Oltre ai vasai Raku ci furono molti altri artisti che si occuparono della produzione di ceramiche per gli stessi scopi, che realizzarono altrettanti capolavori rispettosi dei principi dello zen.
Fra gli stili più noti ci sono quello Mino, il Seto, lo Shino ed il Bizen che hanno dato vita a particolarissime tazze con smalti color crema e smalti neri.

Il discepolo di Sen no Rikyū, Furuta Oribe, realizzò una serie di pezzi straordinari per creatività e colorazione dando vita ad al famoso stile Oribe.
In questi lavori i vasai non ponevano eccessive attenzioni alle rifiniture e lasciavano tranquillamente colature di colore e zone non senza colore.
Nelle tazze era facile trovare imperfezioni, bolle, e quant'altro rispetttava quell'ideale estetico e di sempliceita tipico del wabi-cha che ormai si diffondeva sempre più rapidamente.
Tuttavia, queste ceramiche così particolari che secondo Sen no Rikyū avrebbero dovuto esprimere austerità, semplicità e povertà raggiunsero presto prezzi elevatissimi, divenendo elementi ricercati dalle classi più agiate della società.
I prezzi più pregiati o quelli realizzati da maestri famosi vennero presto adottati come premi da donare ai samurai valorosi.

Nei musei giapponesi sono conservate moltissime di queste opere che hanno raggiunto negli anni un valore economico inestimabile.
Tuttavia non sono solo quelle antiche a suscitare interesse. Ci sono moltissimi maestri ancora in attività che continuano a produrre, utilizzando acnora le stesse tecniche del tempo, oggetti che hanno un elevato valore di mercato e che le persone comuni non possono permettersi.



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