Arti

Arte ed architettura in Giappone

Nella storia giapponese si nota un'alternanza tra momenti di forte influenza da parte delle idee e degli stili internazionali e intervalli in cui i contatti con il resto del mondo sono ridotti al minimo. Con il passare del tempo la popolazione locale imparò ad assorbire, imitare e infine assimilare gli elementi delle altre culture che potevano adattarsi ai suoi gusti estetici. Nel IX secolo, quando il territorio cominciò a liberarsi dall'influenza cinese e a sviluppare proprie forme di espressione, gli aspetti profani dell'arte acquisirono un'importanza sempre maggiore e fino al Quattrocento l'arte sacra e quella secolare progredirono parallelamente. Dopo le guerre dell'era Onin (1467-1477) il Giappone entrò in una fase di crisi sociale, economica e politica che si prolungò per quasi cent'anni. Poiché sotto gli shogun Tokugawa la religione organizzata cessò di occupare una posizione di primo piano nella sfera quotidiana, le arti rimaste in vita erano perlopiù autonome dal culto. Ancora oggi il pennello è uno strumento di scrittura cui i giapponesi ricorrono spesso e sia la pittura sia la calligrafia vengono tuttora praticate a livello amatoriale o professionale. Al contrario la scultura non riscosse mai particolare favore ed essendo rimasta quasi sempre associata alla religione si avviò verso un rapido declino quando la tradizionale fede buddhista cominciò a indebolirsi. La lavorazione della ceramica si distinse invece in tutto il mondo per i suoi esiti di grande raffinatezza e alcuni reperti fittili ritrovati figurano tra i manufatti giapponesi più antichi. Dalle opere architettoniche emergono infine la predilezione per i materiali naturali e il desiderio di stabilire un'interazione tra lo spazio interno ed esterno. L'arte giapponese è caratterizzata da dicotomie molto marcate. Ad esempio, nella lavorazione della ceramica al carattere elaborato ed esuberante del primo periodo seguì una tecnica ordinata ed elegante. Una differenza analoga si nota paragonando due costruzioni cinquecentesche: con la sua semplicità e l'utilizzo di materiali naturali grezzi e disadorni, la villa imperiale di Katsura, nei pressi di Kyoto, sembra raggiungere un buon risultato estetico quasi per caso, mentre il mausoleo Toshogu a Nikko è una struttura dalla simmetria rigida, ornata da brillanti incisioni a rilievo che ricoprono l'intera superficie. L'arte giapponese, apprezzata non solo per il suo carattere insieme sobrio e vivace, ha esercitato notevole influenza sul linguaggio occidentale dell'Ottocento e del Novecento, soprattutto nel campo della pittura e dell'architettura.

Arte Jomon e Yayoi

La cultura che caratterizza tutto il Neolitico giapponese è quella detta Jomon, il cui nome deriva dalla decorazione delle ceramiche con motivi di vimini intrecciati, a "cordicella". Durante il periodo Jomon gli abitanti dell'arcipelago giapponese, dediti soprattutto alla caccia e alla pesca, vivevano in comunità ristrette e costruivano piccole case di legno e paglia, collocate in buche poco profonde per trarre calore dal terreno. Si dedicavano alla fabbricazione di recipienti in ceramica e di figurine in argilla, soprattutto a soggetto femminile. I vasi Jomon, che spesso presentavano elaborate forme a fiamma, sono i manufatti fittili più antichi mai giunti fino a noi. In seguito in Giappone fiorì una nuova cultura, quella Yayoi, che prende nome dal distretto di Tokyo in cui furono trovati i primi reperti. Gli yayoi, giunti nel paese intorno al 350 a.C., introdussero la coltivazione del riso in terreni allagati, le tecniche della lavorazione dei metalli, con cui produrre armi in rame e campane bronzee (dotaku), nonché il tornio e i forni per la lavorazione e la cottura della ceramica.

Arte Kofun: le statuette haniwa

La terza fase della storia giapponese, l'epoca detta Kofun (III-VI secolo d.C.), dal nome degli imponenti tumuli funerari che la caratterizzano, rappresenta l'evoluzione della cultura Yayoi, avvenuta in seguito ad avvenimenti interni e a influssi esterni. A quel tempo molte popolazioni distinte strinsero alleanze politiche fino a formare una nazione. I prodotti più tipici del periodo sono gli specchi bronzei, simbolo dei patti sanciti, e le figurine tombali in argilla dette haniwa.

Arte delle epoche Asuka e Nara

Durante le epoche Asuka e Nara, così chiamate perché la sede del governo giapponese fu trasferita dapprima nel distretto di Asuka tra il 552 e il 710 e in seguito nella città di Nara fino al 794, il paese divenne il primo centro di irraggiamento della cultura asiatica. La diffusione del buddhismo favorì i contatti tra il Giappone, la Cina e la Corea e alcuni aspetti della tradizione cinese finirono per essere assimilati alla cultura giapponese, ad esempio la storiografia, l'espressione di idee e suoni mediante un sistema di simboli scritti, complesse teorie di governo, una burocrazia efficiente e, punto significativo per lo sviluppo delle arti, nuove tecnologie: dalla Cina vennero infatti importate nuove tecniche di costruzione e di fusione del bronzo, nonché strumenti e metodi pittorici del tutto innovativi. Nel VII e nell'VIII secolo il legame principale tra la nazione e il continente asiatico fu la pratica del culto buddhista. Gli studiosi non sono tutti concordi sulla suddivisione cronologica e sulla classificazione dei periodi che si succedettero tra il 552, data ufficiale dell'introduzione del buddhismo, e il 784, anno in cui Nara perse il ruolo di capitale. Le denominazioni più comuni sono: epoca Suiko o Asuka (552-645), epoca Hakuho (645-710) ed epoca Tempyo o di Nara (710-784). I più antichi edifici buddhisti ancora esistenti in Giappone rappresentano anche le costruzioni in legno più antiche dell'Estremo Oriente. Si tratta delle strutture che costituiscono il complesso di Horyu-ji, a sud-ovest di Nara. Eretto nel 607 per ordine del principe Shotoku, in parte distrutto da un incendio nel 670 e in seguito rimaneggiato più volte, il tempio si articola in quarantuno unità indipendenti, le più importanti tra le quali sono il kondo ("aula d'oro") e il goju-no-to ("pagoda a cinque piani"), entrambe collocate al centro di uno spazio circondato da un corridoio coperto. Il kondo, che imita lo stile dei templi cinesi, è un padiglione a due piani basato su un sistema di travi e colonne e sormontato da un tetto a padiglione e a spioventi, realizzato mediante tegole in ceramica. All'interno del kondo, su un'ampio basamento rettangolare, si trovano alcune delle sculture più importanti del periodo. L'immagine centrale è la triade Shaka tra Yakuo e Yakujo (623), che raffigura il Buddha affiancato da due bodhisattva e che venne fusa in bronzo all'inizio del VII secolo per commemorare la morte del principe Shotoku. Agli angoli del piano d'appoggio si possono ammirare i re custodi dei quattro punti cardinali, scolpiti nel legno intorno al 650. Nel Horyu-ji si trova anche la miniatura detta Tamamushi no Zushi, che riproduce un kondo ed è posta su un piedistallo ligneo impreziosito da figure dipinte con una miscela di lacca e pigmenti minerali. L'esempio più interessante di architettura sacra dell'VIII secolo è il Todai-ji di Nara, il complesso religioso più imponente sorto in Giappone durante i primi secoli del culto buddhista. Nella sala principale, chiamata Daibutsuden ("sala del Grande Buddha"), si trovava un Buddha alto 16,2 m (completato nel 752), simboleggiante l'essenza stessa del buddhismo. Purtroppo ci sono rimasti solo pochi frammenti della statua originale e sia il Buddha sia la sala attuale sono ricostruzioni risalenti al periodo Edo. Attorno al Daibutsuden, sul dolce versante di una collina, sono raggruppati alcuni ambienti minori: l'Hokkedo ("sala del loto") con l'immagine principale del Fukukenjaku Kannon (il bodhisattva più popolare), realizzato mediante la tecnica della lacca secca, cioè immergendo un panno nella lacca e modellandolo su un'armatura lignea; il Kaidanin ("aula dell'ordinazione") con le sue magnifiche statue in argilla dei re custodi dei quattro punti cardinali; e infine il Shosoin ("edificio dei tesori"), una sorta di deposito annesso al tempio. Quest'ultima unità architettonica ricopre un ruolo di grande rilievo nella storia dell'arte giapponese. Vi sono infatti conservati gli utensili usati durante la cerimonia per la consacrazione dell'edificio (752) e durante il rituale per l'illuminazione del Grande Buddha, oltre a numerosi documenti governativi e ad arredi preziosissimi appartenuti alla famiglia imperiale.

Arte del periodo Heian o Fujiwara

L'epoca Heian (detta anche Fujiwara dal nome della famiglia aristocratica più importante) iniziò nel 784 con il trasferimento della capitale da Nara a Heian-Kyo (l'odierna Kyoto) e terminò con la morte dell'imperatore Antoku, in seguito alla guerra civile scoppiata tra due clan militari, i Taira e i Minamoto che, sconfitti i rivali, trasferirono la capitale a Kamakura (1185). Grande importanza assunsero in questo periodo, per l'evoluzione di nuove forme d'arte, gli influssi di alcune sette esoteriche, come quella tendai e quella shingon, che mitigarono gli influssi provenienti ancora dalla Cina.

Architettura

Una nuova tipologia architettonica fu espressa dal tipo di palazzo detto shinden-zukuri, edificio aristocratico in legno, con tetti in corteccia d'albero e caratterizzato da padiglioni collegati da corridoi coperti, che tendevano a integrarsi armonicamente con il giardino e il paesaggio. Questa caratteristica è anche alla base di molti monasteri buddhisti eretti in questo periodo, soprattutto in località di montagna, su piante asimmetriche che seguono l'andamento del terreno. Fra i più importanti si ricordano l'Enryaku-ji, fondato nel 788 dalla setta tendai sul monte Hiei presso Kyoto, e il Kongobu-ji, fondato dalla setta shingon nell'816 sul monte Koya, nella prefettura di Wakayama.

Scultura

Rispetto al monumento dell'epoca Nara, si riscontrano nella scultura Heian nuove tendenze mistiche che in seguito si indirizzarono verso un gusto raffinato e aristocratico, come nell'Amida Nyorai scolpito nel 1503 da Jocho nel Padiglione della Fenice a Kyoto.

Pittura

Esauritosi l'influsso cinese, nella pittura religiosa maturò un linguaggio figurativo originale, soprattutto nelle rappresentazioni della discesa sulla Terra di Amida, visibili nel Padiglione della Fenice a Kyoto e nel Kongobu-ji a Wakayama. La pittura profana sviluppò invece uno stile decorativo geometrico dai colori delicati (chiamato in giapponese yamato-e).

Arte dell'epoca Kamakura

L'avvento al potere della famiglia di militari Minamoto, guidata da Minamoto Yoritomo, condusse al trasferimento della sede del governo nel villaggio costiero di Kamakura, dove rimase fino al 1333. Essendo il potere passato dalle mani della nobiltà a quelle dei guerrieri, l'arte si trovò di fronte un nuovo pubblico da soddisfare: soldati e comandanti militari, bonzi impegnati nella diffusione del buddhismo tra gli analfabeti e infine l'aristocrazia e alcuni sacerdoti che rimpiangevano la perdita di potere da parte della corte. Per questo motivo la produzione artistica dell'epoca Kamakura è caratterizzata da un generale realismo e insieme dalla ripresa dell'antica tradizione.

Scultura

Uno stile molto originale improntato a un marcato realismo è caratteristico della scuola kei, il cui maggiore esponente fu lo scultore Unkei. L'orientamento dinamico di Unkei è ben visibile nelle due statue dei guardiani Nio (1203) collocate nel portale sudoccidentale del Todai-ji di Nara. Le figure, alte circa 8 metri, che furono ricavate da più blocchi di legno e richiesero solo tre mesi di lavoro, sono testimoni della tecnica di "lavoro a tasselli" adottata dalla squadra di artigiani sotto la direzione del maestro, per cui ogni sezione dell'immagine era modellata separatamente e poi unita alle altre, senza correre il rischio che il legno si spaccasse. Tra le opere più significative e realistiche di Unkei vanno ricordate le due espressive figure policrome (1208, Kofuku-ji, Nara) dei leggendari fondatori indiani della setta hosso, Muchaku e Seshin.

Calligrafia e pittura

Il Kegon engi emaki, la storia illustrata della fondazione della setta kegon, è un esempio emblematico della semplicità della pittura Kamakura. La setta kegon, una delle più popolari durante l'epoca Nara, cominciò a decadere in seguito all'avvento dei gruppi jodo o della Terra pura. Al termine della guerra civile Gempei (1180-1185) il bonzo Myo-e del Kozan-ji cercò di riportare in vita la setta e di offrire un rifugio alle donne rimaste vedove in seguito al conflitto.

Nonostante la loro nobile estrazione sociale, le mogli dei samurai mostravano interesse solo per apprendere la tavola dei simboli sillabici, utile per la trascrizione di suoni e idee, e molte si trovavano in difficoltà nella lettura dei testi contenenti ideogrammi cinesi. Per questa ragione il Kegon engi emaki contiene sia parti scritte, che non contano mai più di un certo numero di sillabe semplici, sia figure in cui i dialoghi tra i personaggi sono riportati accanto a chi parla con un metodo simile a quello dei moderni fumetti.

La trama dell'emaki, che narra la vita dei due sacerdoti coreani fondatori della setta kegon, ha un ritmo incalzante e, oltre a raccontare una commovente storia d'amore, è costellata di episodi fantastici. Una vena più conservatrice attraversa la versione emaki del Genji monogatari, o Storia del principe splendente, della celebre scrittrice Murasaki Shikibu. Anche se la produzione degli emaki legati al romanzo non era mai stata interrotta, l'aristocrazia, che ammirava il realismo del nuovo linguaggio ma rimpiangeva il proprio passato di ricchezza e potere, recuperò e illustrò il monogatari nella speranza di rivivere l'antico splendore.

Architettura

Ripresi i rapporti con la Cina dei Sung (960-1279) e degli Yuan (1279-1368), l'architettura religiosa giapponese fu profondamente influenzata dallo Zen, importato da monaci che avevano studiato in Cina; fu così importato in Giappone lo stile dei monasteri buddhisti zen cinesi, che prese il nome di kara-yo ("stile cinese"), e nei templi di Engaku-ju (1282) e di Kencho-ji (1353) a Kamakura è espresso da un complesso sistema di mensole ornamentali che sorreggono il tetto.

Arte Muromachi

Durante l'epoca Muromachi (1338-1573), denominata anche epoca Ashikaga, la cultura giapponese fu interessata da profondi cambiamenti. Il clan militare degli Ashikaga assunse il controllo dello shogunato e riportò la sede governativa a Kyoto, nel sobborgo della città chiamato Muromachi. Con il ritorno del governo nella vecchia capitale le tendenze popolarizzanti dell'epoca Kamakura vennero abbandonate e le espressioni artistiche acquisirono un carattere più aristocratico ed elitario.

Pittura

I pellegrinaggi dei monaci Zen in Cina e i contatti commerciali con quest'ultima determinarono l'arrivo in Giappone di numerosi dipinti e manufatti cinesi che esercitarono notevole influenza sugli artisti al servizio dei templi e dello shogunato. Tali importazioni non ispirarono solo una variazione nei soggetti della pittura, ma aprirono una strada verso un uso innovativo dei colori: le tinte dello yamato-e cedettero infatti il passo ai toni monocromi della tecnica cinese.

Un soggetto tipico della prima fase della pittura Muromachi è il leggendario monaco Kensu, raffigurato nel momento dell'illuminazione dal pittore e sacerdote Kao (attivo all'inizio del Quattrocento), che ricorse a pennellate rapide, non prestando particolare attenzione ai dettagli della scena. Un'opera che segnò una svolta nella pittura Muromachi fu Cercando di catturare un pesce gatto con una zucca (primi anni del XV secolo, Taizo-in, Myoshin-ji, Kyoto), eseguita dal pittore e sacerdote Josetsu (attivo intorno al 1400), realizzata in origine per un paravento e contenente l'illustrazione di un paradosso Zen o koan. In primo piano si può vedere un uomo che, sulla riva di un ruscello, tiene in mano una piccola zucca vuota e guarda un grosso pesce gatto guizzante; dietro di lui il paesaggio è avvolto nella foschia e le montagne sullo sfondo sembrano essere molto lontane: l'innovazione stilistica della scena, eseguita intorno al 1413, si esprime nella resa della profondità dello spazio. Le personalità più significative dell'epoca Muromachi furono i pittori e sacerdoti Shubun e Sesshu. Il primo, un monaco dello Shokoku-ji di Kyoto, è famoso per il dipinto, dal paesaggio realistico e dalla notevole profondità spaziale, Chikusia tokusho (1446, Museo nazionale di Tokyo), che raffigura la scena – già consueta alla pittura cinese Sung – di un eremita in una capanna di bambù. A differenza di molti suoi contemporanei Sesshu ebbe l'opportunità di recarsi in Cina e studiare la pittura locale nel suo luogo d'origine. Una delle sue creazioni meglio riuscite e più note anche in Occidente è senza dubbio il makemono della collezione Mori, che rappresenta le variazioni del paesaggio dovute all'alternarsi delle stagioni.

Architettura

Altra importante novità introdotta in quel periodo fu il Cha no yu (la cerimonia del tè), che richiese anche la costruzione di appositi padiglioni, in cui si incontravano appassionati d'arte, con l'obiettivo di liberare la mente dalle preoccupazioni quotidiane e di bere un tè preparato secondo la migliore tradizione e servito in una tazza modellata per l'occasione. Gli ambienti in cui si tenevano le cerimonie avevano la sobrietà delle capanne rurali, adottando materiali naturali come ceppi coperti di corteccia per le pareti esterne e paglia intrecciata per la suddivisione degli spazi interni.

Arte Momoyama

Nell'epoca Momoyama (1573-1603), alcuni capi militari quali Oda Nobunaga, Toyotomi Hideyoshi e Tokugawa Ieyasu, capostipite dei Tokugawa, cercarono di riportare l'ordine e la stabilità politica in un paese afflitto da quasi cent'anni di guerre.

Architettura

Nel clima di tensione e ostilità dell'epoca furono elaborate due nuove forme architettoniche: il tenshu ("castello"), che serviva da rifugio al signore feudale e ai suoi soldati nei momenti più critici, e lo shoin, che aveva la duplice funzione di salone per i ricevimenti e di spazio per lo studio privato, che ben rispecchiava le relazioni di tipo feudale tra signore e vassallo. Il castello di Himeji, che assunse l'aspetto attuale nel 1609 e che è meglio conosciuto come Castello del candido airone, rappresenta una delle opere architettoniche più belle dell'epoca Momoyama. I suoi tratti distintivi sono le curve aggraziate del tetto e le tre torri poste intorno al tenshu. L'Ohiroma del castello di Nijo (XVII secolo) a Kyoto è un esempio classico di shoin, con zone ben distinte per i signori Tokugawa e per i vassalli.

Pittura

La principale scuola di pittura dell'epoca Momoyama fu quella nota con il nome di Kano, mentre l'innovazione di maggiore portata fu il metodo ideato da Kano Eitoku per la riproduzione di vasti paesaggi sulle porte scorrevoli delle stanze. Sugli sfondi faceva spesso la sua comparsa l'oro, che dava luce agli interni bui dei castelli e si adattava all'indole battagliera dei capi militari. L'opera più rappresentativa di Eitoku è la decorazione della sala che si apre sul giardino dello Juko-in, una delle unità che compongono il tempio Zen Daitoku-ji di Kyoto. Su coppie di paraventi, disposti in angoli diagonalmente opposti, sono raffigurati un imponente pruno e due pini gemelli; i tronchi degli alberi riprendono inoltre le verticali dei pilastri angolari, mentre i rami si allargano verso destra e verso sinistra e sembrano voler unire tra loro i pannelli adiacenti. Un esempio dello stile pittorico deciso e variopinto tanto amato dai samurai è il Paravento del leone cinese, altra opera di Eitoku, conservata a Kyoto. Tohaku Hasegawa, contemporaneo di Eitoku, elaborò un linguaggio diverso e leggermente più decorativo per ornare i paraventi. In uno di questi, ora custodito nel tempio di Chishaku-in di Kyoto, un tronco d'albero è situato al centro della scena, mentre i rami si allargano fino al bordo della composizione, dando luogo, senza perdere sontuosità, a un effetto meno volumetrico e meno architettonico rispetto al paesaggio di Eitoku. Una splendida rappresentazione, in inchiostro monocromo, di un boschetto di pini avvolti nella nebbia, è raffigurata sul paravento a sei pannelli conservato nel Museo nazionale di Tokyo.

Arte dell'epoca Edo

Lo shogunato Tokugawa dell'epoca Edo acquisì il controllo incontrastato del governo nel 1603, quando si impegnò a ristabilire la pace e la stabilità politica ed economica. Lo shogunato sopravvisse fino al 1867, anno in cui fu costretto a capitolare perché non era riuscito a frenare la pressione delle potenze occidentali. Tra le peculiarità dell'epoca Edo vi furono proprio le politiche repressive adottate dallo shogunato e il tentativo degli artisti di sottrarsi a tali restrizioni, che prevedevano fra l'altro la chiusura del paese agli stranieri, il rifiuto degli influssi culturali esterni e l'imposizione di severi codici di comportamento che regolavano tutti gli aspetti della vita quotidiana, dall'abbigliamento alla scelta del coniuge alle attività permesse o proibite. All'inizio dell'epoca Edo la linea di condotta dei Tokugawa non aveva ancora condizionato lo sviluppo delle arti; a quel periodo risalgono infatti due delle migliori espressioni dello stile architettonico e pittorico giapponese, vale a dire i padiglioni della villa imperiale di Katsura a Kyoto e i dipinti di Sotatsu, uno dei primi esponenti della scuola di Rimpa.

Architettura

Nella villa imperiale di Katsura sono riuniti elementi classici dell'architettura giapponese e interpretazioni innovative della tradizione passata. L'intero complesso è inoltre circondato da uno splendido giardino nei cui viali è possibile fare lunghe passeggiate.

Pittura

Sotatsu ideò uno stile decorativo, caratterizzato dalla ricchezza del colore e dagli eleganti motivi floreali su fondo dorato, che tanta influenza ebbe anche sulle ceramiche contemporanee. Una delle sue opere più celebri è la coppia di paraventi che illustra il Genji monogatari di Murasaki Shikibu. Un secolo più tardi Korin rielaborò lo stile di Sotatsu per creare immagini ricche e molto originali. I suoi dipinti più riusciti sono forse quelli che raffigurano i fiori di pruno che con il loro accostamento di bianco e rosso abbelliscono alcuni paraventi.

Xilografia

La scuola d'arte giapponese più conosciuta in Occidente è quella denominata ukiyo-e ("pittura del mondo fluttuante"), che produsse dipinti e xilografie molto interessanti, prendendo a soggetto il demi-monde, gli ambienti popolari del teatro kabuki e quelli equivoci dei bordelli. Le stampe su legno ukiyo-e apparvero per la prima volta verso la fine del Seicento, ma solo nel 1764 fece la sua comparsa la prima raffigurazione a colori, attribuita a Harunobu. Le xilografie della generazione successiva, tra i cui autori spiccano Kiyonaga Torii e Utamaro, si specializzarono nella raffigurazione elegante e precisa delle cortigiane. La personalità della scuola ukiyo-e che primeggiò nell'Ottocento fu Hokusai, che sfruttò il suo grande talento per la riproduzione di figure, paesaggi e scene di ogni tipo, sotto forma di stampe o dipinti. La sua opera intitolata L'onda è forse il dipinto più famoso di tutta l'arte giapponese. Altra grande personalità del tempo fu Hiroshige, noto per le bellissime vedute di paesaggi romantici. Le angolature e le forme bizzarre che Hokusai e Hiroshige conferirono ai loro paesaggi furono, assieme alla stesura piatta del colore e alla linearità del disegno di Kiyonaga e Utamaro, fonti di ispirazione molto importanti per artisti europei quali Edgar Degas, Vincent van Gogh, Paul Gauguin e Amedeo Modigliani. Contemporaneamente all'ukiyo-e fiorì la scuola bunjingwa, che, pur ripetendo con elegante manierismo i temi consueti della scuola cinese, non mancò di esponenti illustri quali Taiga Ike, Buson, Tanomura Chikuden e Yamamoto Baitsu.

Lo sviluppo artistico dal 1867

Negli anni successivi al 1867, quando salì al potere l'imperatore Meiji, per la seconda volta il Giappone fu invaso da forme culturali del tutto estranee alla tradizione nazionale.

Pittura

In questo ambito si distinsero due tendenze diverse: la pittura di stile occidentalizzante, aperta agli influssi di derivazione europea, che portò nel 1876 all'inaugurazione della Scuola d'arte tecnologica, in cui insegnanti italiani avevano il compito di trasmettere agli allievi i metodi usati nell'Occidente, e la pittura di stile tradizionale, che fu caratterizzata dal rifiuto dei modelli occidentali e cui diedero voce Okakura Kakuzo e l'americano Ernest Fenollosa, entrambi promotori di un movimento conservatore. Da tale dicotomia derivarono due categorie artistiche usate tuttora: lo yoga (pittura di stampo occidentale) e il nihonga (pittura giapponese).

Architettura

L'esigenza della ricostruzione al termine della seconda guerra mondiale fu uno stimolo importante per gli architetti giapponesi; non va dimenticato che gli edifici giapponesi contemporanei sono tra i più famosi al mondo per concezione formale e per le avanzate tecnologie antisismiche impiegate nell'edificazione. La figura più celebre dell'immediato dopoguerra è senza dubbio Tange Kenzo, autore nel 1960 del piano urbanistico di Tokyo e, per la stessa città, dello stadio coperto e del palazzetto dello sport per le Olimpiadi del 1964. A un periodo successivo appartengono personalità come Isozaki Arata e Ando Tadao, grazie ai quali il Giappone ricopre un ruolo d'avanguardia sulla scena architettonica internazionale.

Tratto da: Enciclopedia Microsoft Encarta 99